GESU’ NON ERA SPOSATO

 
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GESU’ NON ERA SPOSATO
 
Analisi di Jonathan Benatti
(Assemblea di Rimini)

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IL CELIBATO NEL NUOVO TESTAMENTO
 
Nel Vangelo di Matteo al capitolo 19 si legge che Gesù partì nuovamente dalla Galilea e andò nei territori della Giudea che sono oltre il Giordano.
Qui i Farisei, un giorno, si avvicinarono per metterlo alla prova, ovvero per porgli qualche “domanda trabocchetto” così come erano soliti fare;
 (cfr. ad esempio Mt 22:15-40). In questo caso la questione concerneva il matrimonio, ed in particolare se fosse o meno lecito mandar via la propria
moglie per una qualsiasi ragione (Mt 19:3). Dopo aver risposto a questa domanda (Mt 19:4-9), Gesù aggiunse un ulteriore pensiero al fine di rispondere
alla reazione dei suoi discepoli:
“Se tale è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene prendere moglie”. Ecco cosa disse:
“Non tutti sono capaci di mettere in pratica queste parola, ma soltanto quelli ai quali è dato.
Poiché vi sono degli eunuchi che sono tali dalla nascita; vi sono degli eunuchi, i quali sono stati fatti tali dagli uomini,
e vi sono degli eunuchi, i quali si sono fatti eunuchi da sé a motivo del regno dei cieli. Chi può capire, capisca” (Mt 19:11-12).

Il versetto dodici in particolare, ci parla di tre tipologie di eunuchi. Prima di considerarle, notiamo come la parola eunuco in questo caso venga usata in senso lato;

 un eunuco è infatti una persona che ha subito una mutilazione agli organi genitali, in maniera volontaria o in maniera forzata; in questo senso una persona non può nascere eunuco. Nella Mishnah la parola “saris”, tradotta comunemente eunuco, è usata per indicare anche quelle persone che sono nate con un problema di impotenza

(Yeb. 8:4-6). Questo spiega il senso della frase di Gesù e in un certo senso ci assicura che stiamo avendo a che fare con una questione tipica della cultura giudaica
(ovvero cose che le persone sapevano o di cui erano a conoscenza; . Come osservato da A. E. Harvey nel suo articolo “Eunuchs for the sake of the Kingdom”:
“L’unico fenomeno in questione è quello familiare di uomini che sono sessualmente impotenti, e a cui quindi sono stati negati certi diritti e certi doveri della legge, come risultato dalla nascita o da un infortunio [..] o per violenza”. Dopo queste due clausole iniziali (persone nate eunuchi e persone fatte eunuchi) Gesù aggiunge una terza clausola: ci sono delle persone che si sono fatte eunuchi per il regno dei Cieli.
Cosa significa questa espressione? Le due categorie che si trovano nella Mishnah dovrebbero ricoprire tutta quanta la casistica possibile; per un ebreo sarebbe stato qualcosa di altamente ripugnante il fatto che un uomo potesse evirarsi da solo. Senza scendere nei particolari dell’origine di questa terza immagine, quello che la terza parte della frase vuole significare è il fatto che alcune persone hanno rinunciato a sposarsi per amore del regno di Dio. Questa affermazione fatta da Gesù sembra proprio essere scaturita dal suo stesso esempio: i quattro Vangeli, così come anche il resto del Nuovo Testamento, non suggeriscono minimamente che Gesù fosse sposato;
 il fatto che egli avesse una precisa missione (Mr 10:45) e che avesse un ministero di tipo itinerante sono tutti elementi che rafforzano maggiormente questa realtà.
Notiamo anche che una della poche cose su cui concordano in pieno sia gli studiosi evangelici, sia gli studiosi liberali, sia gli studiosi del Jesus Seminar, è proprio sul fatto che Gesù fosse celibe. Un approccio oggettivo alla questione, basato sulle prove a nostra disposizione, conduce a questo tipo di conclusione:
Gesù era celibe.
 
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Paolo, in una delle sue argomentazioni “di difesa” nei confronti di alcuni Cristiani di Corinto che lo avversavano, riporta le seguente parole: “Non abbiamo il diritto di condurre con noi una moglie, sorella in fede, come fanno gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?” (1Co 9:5). In questa domanda che Paolo pone ai Corinzi,
egli osserva che Pietro era sposato e che anche i fratelli del Signore lo erano, ma nessuna menzione viene fatta di Gesù: se egli fosse stato sposato perché non dirlo?
È vero che le argomentazioni sui silenzi sono spesse volte “piegabili” ai propri interessi: ad esempio quando si parla di celibato e matrimonio al capitolo 7 della medesima lettera, Paolo non menziona Gesù come esempio di celibato. Se qui avessimo avuto un riferimento esplicito al celibato di Gesù, il punto sarebbe stato facilmente concluso. Possiamo però riflettere ulteriormente su questi silenzi e dire che Paolo non aveva alcun bisogno di rimarcare il fatto che Gesù fosse celibe, in quanto fatto risaputo.
 Sia nel passo di 1Corinzi 9:5 che nel settimo capitolo della medesima lettera, il presupposto è che i lettori conoscessero lo stato di celibato che caratterizzò la vita di Gesù.
 Darrell Bock ci fornisce un’ulteriore considerazione:
“L’opinione di Paolo non è che si dovesse rimanere celibi, ma che tale condizione fosse auspicabile. Portare come esempio Gesù sarebbe stata una forzatura. Paolo voleva che l’idea del celibato venisse presa seriamente in considerazione, ma non dava ad intendere che il matrimonio fosse un errore. Quindi non menzionò Gesù”
 (D. L. Bock. Breaking the DVC, trad. in italiano, Il CDV: verità e menzogne, pag. 52-53, Armenia). Paolo, in accordo con quanto insegnato da Gesù stesso,
afferma che “ciascuno ha il suo proprio dono da Dio; l’uno in un modo l’uno in un altro” (1Co 7:7). Ovvero se l’essere celibi è letteralmente un
“dono della grazia” di Dio, lo è anche l’essere sposati. Anche se Paolo ovviamente preferisce il suo stato e auspica “che tutti gli uomini fossero come sono io”,
egli riconosce anche che l’atteggiamento spirituale dei Corinzi nei confronti dell’essere “single” era posta su di una falsa spiritualità che tendeva a vedere il celibato come una richiesta. Perché il loro slogan nel vs. 1b [“è bene per l’uomo non toccare donna”, nota mia], non diventi la regola, egli ricorda loro che “ogni condizione” è un dono, e questo dono differisce da persona a persona. Il celibato è per i celibi, che sono tali per la grazia che li rende capaci di ciò. I doni, per la loro stessa natura di concrete espressioni della grazia che differisce da una persona all’altra, non possono essere ridotti a dei principi o non possono essere fatti diventare delle regole”; Gordon Fee, God’s empowering presence, pag. 138, Hendrickson Publisher.
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In altri passi del Nuovo Testamento non troviamo nessuno riferimento al fatto che Gesù fosse sposato, anzi viene dato per certo noto che Gesù fosse celibe;
quindi anche queste altre fonti primarie puntano nella stessa direzione: Gesù era celibe. Del resto, come ha osservato acutamente Craig Blomberg:
“[..] vista l’immediata venerazione per Maria, la madre di Gesù, da parte della chiesa cattolica romana per via del desiderio di avere una figura
femminile accanto a Dio Padre, se Gesù fosse stato sposato, la moglie avrebbe avuto scarse possibilità di sparire senza lasciare tracce nella storia.
 
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IL CELIBATO NEL MONDO GIUDAICO
 
Il celibato, secondo i costumi ebraici  non era praticato, i Rabbini  si sposavano e condannavano il celibato,
è altrettanto vero che gli Ebrei ritenessero importante il mandato dato loro da Dio nella legge (Ge 1:28: “siate fecondi e moltiplicatevi” )
 
Gesù viene chiamato Rabbima Gesù non era un rabbino in senso tecnico. Spesse volte a Gesù veniva posta la domanda con quale autorità facesse certe cose o insegnasse certe cose; ciò perché Egli non aveva una carica ufficiale o istituzionale e nemmeno aveva studiato ai piedi di qualche rabbino o all’interno di qualche scuola. Gesù non era un rabbino nel senso tecnico della parola; (Gv 7: 15-16,  la dottrina di Gesù viene dal Padre).

I suoi discepoli lo chiamarono sì rabbino o maestro, ma non a causa di una investitura datagli da una qualche scuola, bensì perché egli insegnava loro come uno che ha autorità (cfr. ad esempio Mt 7:28-29).

Il fatto che Gesù non fosse sposato non lo metteva contro la cultura del suo tempo, perché altri ebrei praticavano il celibato per motivi specifici e per questo erano lodati. 

Non possiamo nemmeno dimenticare che già nell’Antico Testamento alcuni profeti, come ad esempio Elia, non erano sposati. Inoltre, alcuni contemporanei di Gesù, praticavano il celibato a motivo di una vocazione religiosa e non erano per questo criticati, anzi, alcuni storici e filosofi ammiravano tali persone.

 Mi sto riferendo agli Esseni, la cosiddetta comunità di Qumran, un gruppo di Giudei stanziatisi nei pressi del mar Morto verso il II secolo a.C. e operanti ancora ai tempi
di Gesù.
Ecco cosa scrive Giuseppe Flavio a loro riguardo:
“Merita inoltre tutta la nostra ammirazione il fatto che [gli Esseni] superino, quanto a rettitudine, tutti gli altri uomini che si dedicano alla pratica della virtù;
 e in tale misura che non si è mai visto alcuno, sia per breve tempo, né fra i greci né fra i barbari, che fosse in grado di resistere a lungo fra di loro”
(Antichità Giudaiche 18.1.5, 20).
“Essi respingono i piaceri come un male, mentre considerano virtù la temperanza e il non cedere alle passioni. Presso di loro il matrimonio è spregiato, e perciò adottano i figli degli altri quando sono ancora disciplinabili allo studio, e li considerano persone di famiglia e li educano ai loro principi; non è che condannino in assoluto il matrimonio e l’aver figli, ma si difendono dalla lascivia della donne perché ritengono che nessuna rimanga fedele a uno solo” (La guerra giudaica II, 120).

Questi due testi ci parlano dell’ammirazione dello storico Giuseppe Flavio per la condotta morale di questo gruppo religioso e ci parlano del fatto che essi praticavano il celibato, pur non condannando il matrimonio. L’aspetto rilevante è che nonostante essi non consigliassero il matrimonio, e anzi, molti di loro vivessero in una condizione

di celibato  , tuttavia questo stato non li rendeva oggetto dell’altrui disprezzo; piuttosto essi erano ammirati per la loro condotta. Che praticassero il celibato è provato,
Sia i manoscritti della setta che l’esame del cimitero della comunità, dove sono presenti soltanto scheletri maschili e dove donne e bambini sono seppelliti fuori dall’area principale, mostrano come essi erano dediti ad una vita comunitaria dedita al celibato.

Filone d’Alessandria ci riporta una considerazione simile in Hypothetica 11:14.17 dove troviamo scritto: “Nel percepire con acutezza ed esattezza più che ordinarie ciò che da solo, o per lo meno al di sopra di altre cose, è inteso a minare la comunità, ripudiano il matrimonio; e, al tempo stesso, praticano la continenza al massimo grado. Nessuno tra gli esseni prende moglie [..]. Questo dunque è l’invidiabile stile di vita degli Esseni, tale che non solo gli uomini comuni ma anche i potenti sovrani, nell’ammirare costoro, ne riveriscono la setta e ne accrescono la dignità e la nobiltà a un grado ancor più elevato, grazie alle lodi e agli onori che tributano loro”. In realtà esistevano anche comunità di Esseni che permettevano il matrimonio; in parte l’abbiamo già visto nel passo di Giuseppe Flavio, in parte lo si può vedere in un ulteriore paragrafo che lo storico ebreo dedica a questa comunità e precisamente nella Guerra Giudaica II,160.

Altri esempi sono quello di Giovanni Battista ( anche lui è chiamato Rabbi Gv 3: 269 nel Nuovo Testamento e, per quel che concerne Israele nel periodo a cavallo tra il primo secolo a.C. e il primo secolo d.C., quello della setta dei Therapeutae, nota a Filone d’Alessandra e di cui ci dà una descrizione in De Vita Contemplativa.
 
 
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IL CELIBATO DI GESU’
 
Gesù stesso era consapevole di essere venuto su questa terra per compiere quello che nel Nuovo Testamento è chiamato il “disegno benevolo della Sua volontà”,
cioè il proposito di Dio per l’uomo (Ef 1:5). Il fatto centrale che più volte nei Vangeli è Gesù stesso ad annunciare il vero motivo per cui lui è venuto:
“Bisogna che il Figlio dell’uomo soffra molte cose e sia respinto [..], sia ucciso, e risusciti il terzo giorno” (Lu 9:22, 18:31-33, 24:6-7, Mr 8:31, 9:30-32, 10:32-34,
Mt 16:21, 17:22-23, 20:17-19). Questa stessa affermazione costituiva il nucleo di ciò che i primi Cristiani credevano e il cuore della stessa predicazione apostolica
(cfr. in particolare 1Co 15:1-5).
Il suo celibato era dunque dovuto al fatto che egli aveva un compito preciso, ricevuto dal Padre, e a questo egli si rivolse completamente,
per salvare l’uomo perduto. Gesù è celibe, lo dimostrano i fatti:
L’insegnamento di Gesù sul matrimonio e sul celibato, la sua vita e la sua missione, la testimonianza dei Vangeli.
 L’insegnamento del resto del Nuovo Testamento, in particolare l’insegnamento apostolico e ciò che Paolo ci dice in Corinzi.
Le prove culturali, ovvero il fatto che il celibato fosse una pratica in uso in alcuni circoli del giudaismo del primo secolo dopo Cristo.
Il consenso degli studiosi che, a prescindere dalla particolare impostazione teologica, concordano in modo unanime sul fatto che Gesù fosse celibe.
fatti storici ci dicono che Gesù era celibe ed, in particolare i nostri documenti primari, gli scritti del Nuovo Testamento, ci forniscono una notizia
 meravigliosa, perché ci riguarda direttamente. Infatti, parlando ai mariti, Paolo ricorda loro e, con loro, a noi di amare le proprie mogli,
“Come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per lei” (Ef 5:25).
Questo è l’unico matrimonio per cui Gesù era pronto fin dall’eternità e per cui ha dato sé stesso sulla croce.

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MARIA MADDALENA NEL NUOVO TESTAMENTO
 
 
Maria Maddalena era una donna, che alla stregua di altre figure femminili, aveva sperimentato una guarigione da una situazione di possessione demoniaca
(da lei, ci ricorda Luca, “erano usciti sette demoni”, Lu 8:2); il testo ci dice che questo seguito di donne, che servivano e assistevano il ministero itinerante di Gesù,
erano da lui state guarite da una condizione di infermità spirituale o fisica. 

Maria Maddalena era presente alla croce insieme ad un gruppo di quelle stesse donne che avevano seguito Gesù durante il suo ministero. Essa era presente anche al momento della deposizione del corpo di Gesù: “Maria Maddalena e Maria, madre di Iose, stavano a guardare il luogo dov’era stato messo”,

Mr 15:47 (vedi anche Lu 23:55-56).

 Maria Maddalena fu una delle prime testimoni della risurrezione di Gesù Cristo; insieme ad altre donne, ella si recò “la mattina del primo giorno della settimana” (cfr. Mr 15:2) al sepolcro, con l’intento di ungere il corpo di Gesù; ed ecco che il solitario gruppetto fu sorpreso dalla grande notizia data dagli angeli:

“Perché cercata il Vivente tra i morti?” (Lu 24:5). Cristo era risorto e apparve loro: partendo in fretta dal sepolcro “con spavento e gran gioia”,
corsero ad annunciare la notizia agli altri discepoli; “Quand’ecco, Gesù si fece loro incontro, dicendo – Vi saluto! – Ed esse, avvicinatesi, gli strinsero i piedi
e l’adorarono”. Giovanni restringe il campo concentrandosi soltanto su Maria Maddalena (Gv 21:11 e seguenti); questo procedimento è coerente con lo stile dell’evangelista, interessato in modo particolare al tema della “formazione spirituale” dei singoli personaggi (cfr. per esempio Nicodemo, la donna samaritana, Tommaso, ecc.).

Abbiamo concluso, infine, tirando le somme di quanto analizzato; in particolare i nostri documenti non ci parlano di una relazione “speciale” tra Gesù e Maria Maddalena; nemmeno la presentano come una sorta di eletta a cui Gesù affidò alcune rivelazioni: ella era una discepola di Gesù, ma non l’unica figura femminile

 che lo seguì e credette in lui, dal momento che la troviamo sempre circondata da un gruppo di altre “compagne di viaggio”: Maria, madre di Giacomo, Salome,
Giovanna, e le “altre con loro” (Lu 24:10).
Questo dunque ciò che ci riferiscono le fonti principali, i libri del Nuovo Testamento. Ora siamo pronti ad analizzare le fonti extra-bibliche, per vedere che tipo di descrizione ci danno di Maria Maddalena.

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MARIA MADDALENA NEI VANGELI GNOSTICI
 
 
La teologia dello gnosticismo non è una corrente nata in seno al Cristianesimo, ma è un sistema religioso completamente differente.
 I documenti gnostici sono inoltre successivi; ciò li esclude dall’essere una testimonianza autentica sui fatti concernenti Gesù e le persone che lo circondavano.
Lo gnosticismo, era caratterizzato da una forte componente di ascetismo: (L’ascetismo è una pratica religiosa volta a raggiungere perfezione morale, attraverso la rinuncia e il disprezzo di tutto ciò che è materiale, carnale e sensuale. ) L’ascetismo nello gnosticismo, derivava dal dualismo, introdotto nel suo sistema dottrinale, tra materia e spirito; tutto ciò che era legato alla materia era intrinsecamente malvagio; l’aspetto da privilegiare era soltanto quello spirituale e proprio per questo, secondo gli gnostici, Cristo era venuto, cioè per rivelare agli uomini la loro vera
essenza e per condurli ad un processo di auto-realizzazione, liberando lo spirito dal corpo. A livello pratico questo aveva due corrispettivi nella morale gnostica:
 da un lato poteva condurre ad un rigoroso ascetismo (la cosiddetta mortificazione del corpo), da un altro lato poteva condurre alla a-moralità (dal momento che spirito
 e corpo sono “staccati tra di loro”, non importa ciò che faccio con il corpo).
Ci aspettiamo di trovare nei testi gnostici uno di questi atteggiamenti: effettivamente sembra che l’approccio dominante in questi documenti secondari sia quello ascetico.
Il matrimonio era scoraggiato e la figura femminile era per lo più disprezzata, tanto che, come vedremo nei testi che seguono, era necessario per le donne
“diventare come uomini” per entrare nel regno di Dio!
Riportiamo qui di seguito alcune citazioni chiave.
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1)Il vangelo di Pietro:
“All’alba del giorno del Signore, Maria Maddalena, discepola del Signore, che per timore degli Ebrei – che bruciavano d’ira – non avendo fatto alla tomba del Signore quanto solevano fare le donne per i morti da loro amati, prese con sé le amiche e andò alla tomba dove era stato posto. Esse temevano di essere viste dagli Ebrei, e dicevano: «Se nel giorno in cui fu crocifisso non abbiamo potuto piangere e lamentarci battendoci il petto, facciamolo ora almeno alla sua tomba. Ma chi ci rotolerà la pietra posta sulla porta della tomba, affinché possiamo entrare, sederci attorno a lui e compiere il nostro debito? (grande, infatti, era la pietra) e temiamo che qualcuno ci veda. Se non possiamo, deponiamo almeno sulla porta ciò che portiamo in sua memoria: piangeremo e ci lamenteremo percuotendoci il petto fino a quando ritorneremo a casa nostra». Quando giunsero, trovarono il sepolcro aperto. Avvicinatesi, si chinarono e videro un giovane seduto in mezzo al sepolcro: era bello e vestito di una risplendentissima stola; disse loro: «Perché siete venute? Chi cercate? Quello, forse, che fu crocifisso? È risorto e se n’è andato. Se non ci credete, chinatevi e guardate il luogo dove giaceva: non c’è più! È infatti risorto e se n’è andato là donde era stato mandato». Allora le donne fuggirono impaurite”. (Vangelo di Pietro cap. 12-13). Questo testo del secondo secolo dopo Cristo ci fornisce indicazioni in tutto simili a quelle già dateci dai Vangeli canonici, cioè i nostri documenti primari.
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2)Il vangelo copto di Tommaso:
“Maria chiese a Gesù: «Come sono i tuoi discepoli?». Egli rispose: «Sono come piccoli bambini che vivono in un campo non loro. Quando i padroni del campo arrivano, essi diranno: ‘Ridacci il nostro campo’. Essi si levano i vestiti di dosso davanti a loro al fine di ridarglieli, ed essi restituiscono loro il campo [..].
Simon Pietro disse loro «Fate in modo che Maria ci lasci, perché le donne non meritano vita». Gesù disse: «Ecco, io la guiderò affinché diventi uomo,
così che anche lei possa divenire uno spirito vivente somigliante a voi uomini. Perché ogni donna che si fa uomo entrerà nel regno dei Cieli”.
(Vangelo di Tommaso, 21 e 114).
In questo scritto risalente all’anno 200 d.C. circa, ci sono due accenni alla figura di Maria Maddalena. Nel primo (v. 21) la troviamo intenta a domandare a Gesù qualcosa circa l’essere suo discepolo. A questa domanda segue una risposta (di cui noi abbiamo riportato soltanto la prima parte). Nel secondo caso si può notare un marcato spirito di insofferenza da parte di Pietro nei confronti di questa donna. Egli vorrebbe che Maria Maddalena fosse espulsa dal gruppo in quanto donna. La risposta di Gesù da un lato sembra mirare a placare la polemica, ma sottolinea nel contempo l’atteggiamento gnostico nei confronti delle donne. Maria, se vuole entrare nel regno dei Cieli, deve diventare uomo; probabilmente l’espressione si riferisce al fatto che Maria dovesse assumere una natura androgina, cioè una natura dove coesistono l’essere uomo e l’essere donna. Questo testo non aggiunge niente di nuovo alla nostra indagine, se non l’introdurre l’aspetto del dissenso tra Pietro e Maria Maddalena, che sarà sviluppato in altri testi gnostici.
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3)Il vangelo di Maria Maddalena:
“Ma Andrea replicò e disse ai fratelli: «Dite che cosa pensate di quanto ella ha detto. Io, almeno, non credo che il Salvatore abbia detto ciò. Queste dottrine, infatti, sono sicuramente insegnamenti diversi». Riguardo a queste stesse cose parlò anche Pietro. Egli interrogò in merito al Salvatore: «Ha egli forse parlato realmente in segreto e non apertamente a una donna, senza che noi lo sapessimo? Ci dobbiamo ricredere tutti e ascoltare? Forse egli l’ha anteposta a noi?». Maria allora pianse e disse a Pietro: «Pietro, fratello mio, che cosa credi dunque? Credi tu che io l’abbia inventato in cuor mio, o che io menta riguardo al Salvatore?». Levi replicò a Pietro dicendo: «Tu sei sempre irruente, Pietro! Ora io vedo che ti scagli contro la donna come gli avversari. Se il Salvatore l’ha resa degna, chi sei tu che la respingi? Non v’è dubbio, il Salvatore la conosce bene. Per questo amava lei più di noi. Dobbiamo piuttosto vergognarci, rivestirci dell’uomo perfetto, formarci come egli ci ha ordinato, e annunciare il vangelo senza emanare una ulteriore legge, all’infuori di quanto ci disse il Salvatore»” (17:10-18:21).
Questo testo ci presenta un Andrea e un Pietro fortemente dubbiosi circa la rivelazione ricevuta da Maria Maddalena (essa avrebbe ricevuto questa conoscenza attraverso una “horama”, cioè una visione di Gesù). Entrambi non credono alla sua parole. A questo punto Maria comincia a piangere e cerca di difendersi. Dalla sua parte si schiera Levi, il quale afferma che il Salvatore “amava lei più di noi”. Il punto della discussione è l’amore di Gesù per i suoi discepoli e non, come si vorrebbe far credere, i legami di parentela o una qualche forma di intimità. Questa frase potrebbe essere una sorta di “parallelo” a quanto detto nel Vangelo canonico di Giovanni circa “il discepolo che Gesù amava”. Come sottolinea Ben Witherington III “La comparazione del grado dell’amore chiarisce che l’autore si sta riferendo a un amore che Gesù poteva provare sia verso gli uomini che verso le donne. È assolutamente evidente che qui non c’è niente a sostegno della tesi che Gesù fosse sposato, e tanto meno che fosse sposato con Maria Maddalena”.
 
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4)Il vangelo di Filippo:
“La compagna del [Figlio?, Signore?] è Maria Maddalena. [Il Signore amava lei] più di [tutti] i discepoli, [e spesso] le dava un bacio sulla
[bocca? guancia? fronte?]” ( v.55).
Come si può notare dal gran numero di parentesi quadre, il testo è frammentario e ciò che è contenuto all’interno delle stesse parentesi è soltanto una delle possibili ricostruzioni. È opportuno soffermarci un attimo e fare alcune osservazioni. ( “come ogni esperto di aramaico potrà spiegarle, la parola compagna, all’epoca, significava letteralmente moglie”), ma  il vangelo di Filippo è stato scritto in lingua copta e non in aramaico. La parola usata per “compagna” è una parola presa in prestito dal greco ed è koinonos. Tale termine, è vero, ha un significato abbastanza ampio, ma di fatto la sua accezione principale è quella di “compagna”, nel senso di amicizia o fratellanza (soprattutto dal punto di vista spirituale). (Esiste una parola che avrebbe espresso chiaramente il concetto di “compagna” intesa come moglie, senza lasciare alcuna ombra di dubbio: essa è gyne).
Un’altra considerazione, di ordine “comparativo”, ci conferma ulteriormente questa realtà: il termine koinonos è infatti usato in altri testi per esprimere proprio il concetto di fratellanza spirituale.
 
Che dire invece a proposito del bacio? Il testo che stiamo esaminando ci fornisce un prezioso indizio qualche pagina prima; ecco quanto riportato:
(“..dalla bocca, [poiché] se il Logos viene da quel luogo egli nutre dalla sua bocca e sarà perfetto. Il perfetto, infatti, concepisce e genera per mezzo di un bacio.
È per questo che noi ci baciamo l’un l’altro. Noi siamo fecondi della grazia che è in ognuno di noi” ( V.Filippo v. 31, v.32,v.55). Molti studiosi sostengono,
 in analogia con questo passo, che si tratti di un bacio sulla bocca, ma non di carattere sessuale, quanto di carattere spirituale. Karen King,
( King è professoressa di Storia della Chiesa presso la facoltà di Hardvard ed è una “fellow” del Jesus Seminar, un seminario teologico critico verso
il cristianesimo ortodosso, la King è anche convinta sostenitrice del neo-gnosticismo) nel suo libro:“The Gospel of Mary Magdala”,
spiega che questo bacio si riferisce “all’accoglimento nell’intimo di insegnamenti spirituali”. In pratica si sta parlando di una sorta di “santo bacio”,
 ovvero un atto di comunione spirituale tra iniziati gnostici.

Tale atto non appare essere qualcosa di esclusivo tra Gesù e Maria Maddalena: l’espressione “per questo noi ci baciamo l’un l’altro” indica qualcosa di molto comune che avviene tra membri di sesso diverso e membri dello stesso sesso. Infine, notiamo come sempre il testo rimandi ad un significato allegorico del gesto. Esso è legato al fatto che dalla bocca proviene una sorta di “nutrimento” e di rigenerazione spirituale. In questa serie di significati allegorici e simbolici, Maria è associata ad una figura “cara” al sistema gnostico, cioè la Sophia (= sapienza). In altri testi gnostici, che non avremo modo di esaminare in questa sede per non appesantire troppo la trattazione, Maria è rappresentata più volte come la pienezza della pienezza, come una discepola eletta a ricevere speciali rivelazioni, come colei il cui cuore è rivolto, più di altri,

verso il regno dei Cieli, la donna che “conosce il Tutto” (cfr. Pistis Sophia 17,19, 24, 37, 97; Sophia di Gesù Cristo nel Codice di Nag Hammadi III, 4; Il Dialogo del Salvatore nel Codice di Nag Hammadi III,139).
È quindi verosimile e certamente probabile che Maria venga identificata con la Sophia, la conoscenza, la madre degli angeli e la sorella spirituale del Salvatore.

Quindi, combinando questi significati simbolici con le considerazioni di carattere linguistico e con le considerazioni di carattere “dottrinale” concernenti l’ascetismo, possiamo dire che questo bacio non allude ad una relazione di tipo carnale o sessuale (cosa per altro scandalosa per un asceta gnostico), bensì allude alla

comunione mistica che legherebbe il Salvatore, l’Eone per eccellenza ( L’eone sarebbe una emanazione divina che funge da intermediario tra il Dio perfetto e le creature carnali. Il compito dell’Eone è quello di rivelare agli uomini il nucleo della vera conoscenza e di portarli a realizzare la loro natura spirituale e divina),

alla suo corrispettivo femminile, la Sophia, ovvero la conoscenza. Anche in questo caso non troviamo indizi che ci indichino una relazione matrimoniale tra Gesù e Maria Maddalena.
Dall’esame di questi testi gnostici, possiamo vedere che anche in questo caso non troviamo indizi e prove riguardanti il matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena. Non si parla né di nozze né di figli. Le uniche allusioni che vengono fatte hanno carattere puramente allegorico e simbolico e rimandano al complesso e a volte criptico sistema gnostico, basato principalmente sulla conoscenza e sulla auto-realizzazione. È stato correttamente osservato che nello gnosticismo non si deve parlare di teologia, quanto di antropologia.
In questo senso l’unico tipo di relazione ammessa tra Gesù e Maria Maddalena è di tipo spirituale, in cui Gesù rappresenta il mediatore tra il Dio perfetto

 e l’umanità carnale, e Maria Maddalena viene identificata con la Sophia. Dunque, i testi gnostici non suffragano l’idea delle nozze tra Gesù e la Maddalena.
Non abbiamo inserito nella discussione altre fonti come i padri della Chiesa: basti sapere che essi non aggiungono nessun elemento di rilievo o “nuovo”.

Abbiamo pertanto visto che anche nei testi extra-biblici non ci si riferisce a Maria Maddalena come alla moglie di Gesù.

Alcuni testi gnostici, di carattere ascetico, disprezzavano il matrimonio, e parlano di una sorta di fratellanza spirituale tra Gesù e Maria Maddalena,

dove Gesù viene visto come l’Eone per eccellenza mandato dal Dio perfetto, e Maria incarna le fattezze della Sophia gnostica; niente di più però.

Le fonti a nostra disposizione, i documenti primari (Nuovo Testamento) e i documenti secondari (testi extra neotestamentari, apocrifi e gnostici),

escludono l’idea che Gesù fosse sposato con Maria Maddalena, o con altra donna.

 

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Fonte:

 

 

N.B.

Articolo estratto e adattato in nuova forma, ma integro nei contenuti.

Ringraziamo il fratello valdese Jonahan Benatti per il suo articolo, contro il Codice Da Vinci.

 

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LA RAGIONE PER CUI IL SIGNORE NON SI SPOSO’

LA RAGIONE  PER CUI IL SIGNORE NON SI SPOSO’

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Clemente  Alessandrino 

 

  Stromata, III.6.49
 
 
Inoltre, loro non sanno la ragione per cu il Signore non si sposò. In primo luogo Egli ha la sua sposa, la Chiesa;
e in secondo luogo, Egli non era un uomo comune che dovrebbe avere bisogno di qualche aiuto convenevole secondo la carne.
Né era necessario per lui di generare figli dal momento che vive in eterno ed è nato come il Figlio Unigenito di Dio.
 
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1) Clemente-In primo luogo Egli ha la sua sposa, la Chiesa
 
Ragione-Comunque Gesù ha la sua sposa, la chiesa;

 

Efesini 5: 21-33

 

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2) Clemente-Egli non era un uomo comune che dovrebbe avere bisogno di qualche aiuto convenevole secondo la carne.

 

Ragione-Gesù ci rivela le sue qualità divine, insegna che è il Pane disceso dal cielo;

 
Giovanni 6: 51
 
 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

 

Gesù fa conoscere la sua natura divina aiu suoi Apostoli,prima ancora della risurrezione, nella Trasfigurazione;

Matteo 17: 1-5

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 

E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 

Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: “Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”. 

Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva:

 “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”.


 

Gesù insegna che Lui è la Luce;

Giovanni 8: 12

 

Di nuovo Gesù parlò loro: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.

 

Gesù dichiara di essere la risurrezione e la vita;

Giovanni 11: 25

 

Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;

 

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3) Clemente-Né era necessario per lui di generare figli dal momento che vive in eterno ed è nato come il Figlio Unigenito di Dio.
 
Ragione-Vediamo che Gesù non nasce da una unione matrimoniale, ma per opera dello Spirito Santo;

Matteo 1: 20-21

 

Ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria,

tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.

Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.

 

Luca 1: 26-35

 

L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 

a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 

Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. 

A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.

L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.

Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 

Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 

e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. 

Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo.

Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.

 

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Gesù si presentava come la terza persona della Santissima Trinità, Lui è il Figlio di Dio, Dio è suo Padre, e con Essi c’è lo Spirito Santo;

 

Matteo 3: 16-17

 

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui.

Ed ecco una voce dal cielo che disse: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”.

 

La Santissima Trinità come la indica Gesù;

 

Matteo 28: 18-20

E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 

Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 

insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

 

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Gesù dichiara di essere il Figlio di Dio;
Giovanni 10: 30
 
 Io e il Padre siamo una cosa sola”.
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Gesù prima di nascere in questo mondo, viveva presso Dio, era il Verbo e il Figlio di Dio;

Giovanni 1: 1

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Giovanni 1: 14

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

 

Quindi Gesù esisteva prima di nascere in questo mondo, e Lui stesso lo insegna;

Giovanni 3: 13

Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo.

Giovanni 6: 51

 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno

e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

Gesù spiega bene la sua preesistenza ;

Giovanni 8: 58

 

 Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono”.

 

Giovanni 17: 5

 

E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse.

Giovanni 17: 24

 

Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato;

poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.

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Gesù rivela che chi vede Lui vede il Padre;

Giovanni 14: 7-11

 

Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”. 

Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. 

Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?

Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. 

Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.

 

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Gesù dichiara di essere la risurrezione e la vita;
Giovanni 11: 25
 
Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;
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Nel Vangelo, Gesù ci insegna quale sarà la vita degli eletti che risorti vivranno nel Regno di Dio,
vivranno come gli angeli e non prenderanno moglie o marito;
 
Luca 20: 34-37
 
Gesù rispose: “I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 

ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; 

e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio.

 
Ora vediamo che sia gli angeli che gli eletti risorti ,sono figli di Dio, non possono prendere moglie o marito, non possono quindi avere
rapporti sessuali, ma vivono castissimi e purissimi.
 
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Conclusione: La ragione per cui il Signore non si sposò è questa;

Gesù è l’Unigenito Figlio di Dio, quindi Gesù essendo di natura divina e celeste,

 quando visse sulla terra era come un angelo, non poteva e non voleva prendere moglie.

Gesù amava la verginità e la consigliava a coloro che potevano  per il Regno dei Cieli.

Gesù ci ha insegnato a pregare che venga il Reno dei Cieli, dove tutti gli angeli e gli eletti vivranno santi e puri.

 
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IL PAPIRO DELLA MOGLIE DI GESU’ E’ FALSO

IL PAPIRO DELLA MOGLIE DI GESU’ E’ FALSO

 
La comunità scientifica critica il papiro della moglie di Gesù
 
Karen King mostra il papiro
 
Jesus Wife Papyrus

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Moglie di Gesù, l’Osservatore Romano: “Papiro è un falso”. Ma non l’hanno visto

 

Pubblicato il 27 settembre 2012 16:38 in Società

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CITTA’ DEL VATICANO – Non l’hanno visto e non sembrano avere alcuna intenzione di vederlo, perché per loro è “in ogni caso un falso”: all’Osservatore Romano,

 quotidiano del Vaticano, sono certi che il papiro che parla di una presunta moglie di Gesù non sia autentico.

”In ogni caso un falso”, ha detto il direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian sulla vicenda della presunta ”moglie” che sarebbe attestata da un frammento papiraceo ”molto problematico e controverso”, oggetto del ”clamoroso annuncio” del 18 settembre scorso dalla studiosa americana Karen L. King, durante il decimo congresso internazionale di studi copti, che era ospitato dall’Istituto Patristico Augustinianum.

”Annuncio preparato senza lasciare nulla al caso: testate americane preavvertite, una conferenza stampa preventiva tenuta da Karen L. King per preparare uno scoop mondiale che però è stato subito messo in discussione dagli specialisti”, scrive Vian, il cui giornale pubblica la ricostruzione della vicenda fatta ”con prudenza e rigore” dal coptologo Alberto Camplani, docente di storia del cristianesimo alla Sapienza e tra gli organizzatori del convegno internazionale svoltosi all’Augustinianum.

”Ragioni consistenti indurrebbero a concludere che il papiro sia anzi una maldestra contraffazione (come tante altre provenienti dal Vicino Oriente) che potrebbe essere stata finalizzata alla vendita, da parte di un privato a una prestigiosa istituzione, del frammento e di altri manoscritti”, prosegue il direttore del giornale vaticano.

”Nel quadro, del tutto implausibile, di una lettura del fenomeno gnostico tendenziosa e piegata a un’ideologia contemporanea che con la vicenda storica del cristianesimo antico e con la figura di Gesù non ha nulla a che vedere. Insomma, in ogni caso un falso”.

 
 
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IL PAPIRO DELLA MOGLIE DI GESU’ E’ FALSO

 

 

GLORIA.TV

 

27/09/2012 09:55:21:
Girava da tempo la notizia del ritrovamento di un papiro , su cui era scritto che Gesù era sposato!
IL PAPIRO SULLA MOGLIE DI GESU’ E’ UN FALSO
Notizia: Il professore della Durham University Francis Watson ha negato l’autenticità del papiro contenente i dettagli della vita terrena di Gesù Cristo. Il britannico è giunto alla conclusione che il frammento ritrovato, che ha aperto un ampio dibattito nella comunità scientifica, è un falso ed è una raccolta di frammenti aggiunti al vero vangelo di Tommaso in copto. In precedenza la professoressa della Harvard University Karen King aveva affermato di aver scoperto nuove informazioni sulla vita terrena di Cristo, in particolare sul suo matrimonio con Maria Maddalena. Dopo aver analizzato e studiato attentamente il piccolo frammento di papiro risalente al IV secolo la King aveva concluso che Cristo non è solo realmente esistito, ma avrebbe avuto una famiglia. King ha aggiunto che il papiro le era stato consegnato da una persona sconosciuta con la richiesta di tradurlo.

 

 

 Approfondimento:

 

 STUDIO SUL VANGELO GNOSTICO DI FILIPPO: …
… GESU’ NON ERA SPOSATO Che valore storico hanno le notizie tratte dai Vangeli gnostici?
I codici – non rotoli – di Nag Hammadi, comunque, contengono Vangeli gnostici. Ma trattasi davvero dei più antichi documenti cristiani? In realtà tutti questi testi sono meno antichi di qualunque scritto contenuto nella Bibbia. Il nuovo Testamento, infatti, contiene testi composti nella seconda metà del secolo I; la prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi è stata scritta intorno all’anno 50, mentre i testi più tardivi (probabilmente l’Apocalisse o la seconda lettera di Pietro) sono datati alla fine del medesimo secolo[2]. Tra i Vangeli gnostici di Nag Hammadi quelli più antichi non possono essere fatti risalire più in là del II o III secolo (anche se la datazione del Vangelo di Tommaso è discussa) mentre tutti gli altri sono più tardivi. La maggioranza di essi non ci è pervenuta nella sua redazione originaria, ma solo attraverso una traduzione in lingua copta che talora è stata portata a termine nei secoli successivi.
Il Vangelo di Filippo è contenuto nel II codice di Nag Hammadi. Il codice è scritto in copto saidico ed è datato tra il 330 ed il 340, ragion per cui il testo deve essere precedente a questa data. Probabilmente una parte del materiale può risalire al II secolo, ma il tutto pare aver subito una definitiva sistemazione più tardi, per opera di un compilatore, nella seconda metà del III secolo[3]. Nella sua forma attuale il testo non assomiglia per nulla a un Vangelo, ma è una antologia priva di un ordine evidente, una raccolta di passi estratti da sermoni, catechesi, trattati o epistole degli gnostici seguaci di Valentino[4], i quali dall’Egitto avrebbero raggiuntola Siria, forse Antiochia, probabile regione di origine di questo scritto. Essendo posteriore al Nuovo Testamento, questo testo allude ad esso abbastanza spesso, e ne cita esplicitamente una dozzina di passi.
Prima di commentarne il testo, è opportuno dare qualche indicazione sui caratteri generali dello gnosticismo, in particolare quello valentiniano professato dal Vangelo di Filippo[5]. Esso si caratterizza per un infinito disprezzo del mondo creato, descritto come una prigione in cui gli uomini – che conservano nel loro profondo una traccia della luce celeste – sono costretti a vivere. Il creatore del mondo non sarebbe stato l’unico Dio onnipotente dei cristiani, ma un secondo Dio, detto demiurgo, invidioso dell’uomo; il demiurgo è spesso identificato con il Dio dell’Antico Testamento, parte della Bibbia che per questo motivo viene rigettata come falsa e deviante. Di qui ne derivano un’assoluta condanna del corpo e della carne umana, viste come prigioni dalle quali occorre fuggire, e spesso un rifiuto della riproduzione ed anche della sessualità, intesa come impurità.
Proprio perché la carne è impura, gli gnostici generalmente rifiutano l’idea della nascita di Cristo da una donna e dipingono Gesù come uomo apparente, non dotato di vero corpo carnale (docetismo). Conseguentemente, anche la sua passione sarebbe stata solamente apparente, una beffa messa in scena a discapito del demiurgo e dei suoi arconti. Quando invece si ammette una qualche dimensione materiale in lui, essa è considerata puramente esteriore, un involucro della sua reale consistenza psichica o spirituale, e fondamentalmente estranea alla sua vera natura.
Secondo gli gnostici la salvezza non è per tutti, ma è riservata a quegli eletti che tramite la conoscenza (gnosi) sono riusciti a riconoscere e perseguire la scintilla di divinità che sta in loro; questi eletti, stranieri in questo mondo, sarebbero i veri interpreti dell’autentico messaggio di Gesù, trasmesso segretamente a qualche personaggio privilegiato della sua cerchia (Tommaso, Filippo, Maria Maddalena o Giacomo). Ed ecco il motivo per cui questi scritti di tradizione gnostica sono stati attribuiti a questi personaggi, che – a differenza di quanto avviene nei quattro Vangeli canonici – sarebbero stati i destinatari di una rivelazione privata e segreta.
Il Vangelo di Filippo è una fonte interessantissima per conoscere il pensiero gnostico antico; non è certamente una fonte dalla quale trarre insegnamenti sulla persona e sull’insegnamento di Gesù. Gesù era un predicatore ebreo vissuto in Palestina nel primo secolo, e la sua vita e il suo messaggio non hanno nulla in comune con il pensiero gnostico dell’autore di questo Vangelo attribuito a Filippo. Nessuno storico serio pretenderebbe di poter presentare questo Vangelo come una fonte storicamente attendibile sulla vita di

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LA CHIESA SPOSA DI CRISTO

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La Chiesa: sposa bella e fedele di Cristo

 
 
 
L’altra immagine, privilegiata da Paolo per descrivere il mistero di Cristo ormai inseparabile dalla sua Chiesa, è quella nuziale: la Chiesa è la sposa bella e fedele di Cristo sposo, che per lei dà continuamente tutto se stesso.
Il tema dell’alleanza nuziale per esprimere il rapporto tra Dio e il popolo che Egli si è scelto ricorre in tutto il Primo Testamento (cf Osea 1-3; Is 54 e 62; Ger 2 e 3; Ez 16 e 23; Mal 2, 13-17; Rut, Tobia, Cantico). Di questo patto Paolo rimarcherà la fedeltà assoluta di Dio: «Anche se noi manchiamo di fedeltà, egli però rimane fedele» (2Tim 2, 13): «Senza pentimenti sono i doni e la chiamata di Dio» (Rom 11, 29; 1,9). Altrettanto presente, nelle Scritture del Secondo Testamento, il tema di Cristo sposo, soprattutto nelle parabole del Regno (cf Mt 22, 2; 25, 1; Lc 12, 38). Nessuna meraviglia, dunque, che anche Paolo ricorra all’immagine sponsale per illustrare il rapporto tra Cristo e la comunità cristiana: «Provo per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo» (2Cor 11, 2).
Su questo tema, il testo più citato è quello di Ef 5, 21-33. L’apostolo sta dando agli sposi consigli di reciproca sottomissione, indicando come esempio l’amore che Cristo ha per la Chiesa e viceversa. Il «mistero» che la famiglia vive in modo peculiare e «sacramentale» tra le mura domestiche, è lo stesso che è vissuto in tutta la realtà ecclesiale: «Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa» (v. 32).
E l’amore sponsale tra Cristo e la Chiesa è riconoscibile da ciò che l’Uno compie per l’Altra. Cristo dona tutto se stesso per lei – sua carne -, purificandola e santificandola con il lavacro battesimale e la Parola, amandola come il proprio corpo, da lui nutrito (Eucaristia, banchetto nuziale) e curata (sotto la guida del Buon Pastore). La Chiesa – resa tutta gloriosa e senza macchia – lo riama con la sottomissione libera e grata, come le membra di un corpo rispetto la loro testa. Un mistero, quello ecclesiale, che Paolo vede significativamente già adombrato nel rapporto uomo-donna, Adamo-Eva, figure di Cristo nuovo Adamo e della Chiesa nuova Eva, «che formeranno una carne sola» (Gn 2,24).
Le immagini del corpo e della sposa mettono in gioco il mistero del rapporto di comunione: quello verticale, tra Gesù Cristo e tutti noi; ma anche quello orizzontale, tra tutti coloro che si distinguono nel mondo per il fatto di «invocare il nome del Signore nostro Gesù Cristo» (1Cor 1, 2). E Paolo ricorda ai Corinti che la loro unità, nella fedeltà ai propri carismi, sarebbe la testimonianza più efficace per i non cristiani che proclamerebbero “che veramente Dio è fra noi” (cf 1Cor 14, 24s).
In questo rapporto sponsale, la Chiesa non svolge unicamente una funzione passiva: tutta e sempre salvata, restando in totale dipendenza dall’azione dello Spirito di Cristo, essa esercita attivamente la funzione di Madre. È; la “nuova Eva”, che – insieme allo Sposo “nuovo Adamo” -genera e dilata la comunità cristiana, divenendo anch’essa in qualche modo salvante, comprincipio di diffusione della vita nuova.
Quest’ultimo aspetto prende risalto in tante espressioni usate da Paolo per dire in quale rapporto – paterno/materno e come co-operatore di Cristo – egli personalmente si è posto nei confronti delle comunità da lui fondate (vedi pp. 38s).
La funzione attiva della maternità della Chiesa è particolarmente evidente nell’esercizio ecclesiale del ministero della riconciliazione: «È; stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio (2Cor 5, 18-20).
«Noi siamo i collaboratori di Dio» (1Cor 3, 9), «ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio» (4,1). Anche il suo è ormai ministero della Nuova Alleanza, investito della luce divina, che non resta più velato (come in Mosé disceso dal Sinai), ma – a viso scoperto – riflette come uno specchio la gloria del Signore (cf 2Cor 3, 7-18).
E questa collaborazione è vissuta da Paolo come partecipazione paterna/materna alla fecondità della potenza dello Spirito: «Miei figli diletti, anche se aveste migliaia di precettori in Cristo, non avete però molti padri, perché nel Cristo Gesù per mezzo del Vangelo io vi ho generato» (1Cor 4,15).
«Miei figli, per i quali soffro di nuovo i dolori del parto, fino a quando il Cristo sia formato in voi» (Gal 4, 19); «Vi ho dato da bere latte, non un nutrimento solido, perché non ne eravate capaci» (1Cor 3, 2; cf 1Tess 2, 7). Nel dare notizia agli altri degli esiti apostolici dei suoi viaggi, farà constatare ciò che l’azione di Dio ha compiuto «per mezzo loro» (At 14, 27; 15, 4-12), anche se l’opera compiuta non può essere attribuita unicamente all’azione dell’inviato, strumento sempre tanto debole (cf 1Cor 15, 20; 2Cor 4, 7; 12, 9s; Fil 4, 13; Col 1, 29; Ef 3, 7).
 
 
 

LA CASTITÀ DI CRISTO RIFLESIONE DI MONSIGNOR ANGELO AMATO

LA CASTITÀ DI CRISTO, I VANGELI, IL PRETE: LA RIFLESSIONE DI MONSIGNOR ANGELO AMATO Pubblichiamo alcuni passaggi della relazione ‘Per una teologia del celibato di Gesù Cristo Pontefice della Nuova Alleanza’ che monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei santi, ha svolto il 4 marzo durante un convegno alla Pontificia Università della Santa Croce. DI ANGELO AMATO * Avvenire 10.3.10 La riflessione teologica non annovera il celibato di Gesù tra le quaestiones cristologiche più significative, lasciandolo alle considerazioni di tipo ascetico-spirituale. Si ritiene, a torto, che tale aspetto sia privo di valenza cristologica. Invece, nella rivalutazione della cosiddetta cristologia prepasquale oggi in atto – di quella cristologia, cioè, che trova nel Gesù dei Vangeli l’origine e la decifrazione più ricca della sua identità divina e messianica – anche il tema del celibato di Gesù, come quello della santità o della impeccabilità, acquista un suo valore di testimonianza e di manifestazione del suo mistero. Si può, anzi, affermare che la castità di Gesù include tutta una cristologia. Tocca, infatti, il nucleo più intimo e sacro della sua esistenza umana, il suo amore. Riflettere, pertanto, sul celibato di Gesù ci può aprire uno spiraglio per contemplare il mistero della sua carità redentrice, da un punto di vista altamente fecondo e illuminante. La discrezione dei teologi solo apparentemente corrisponde – come vedremo subito – alla supposta riservatezza del dato biblico. Purtroppo la trascuratezza o il silenzio su questo tema, si riflette negativamente sulla catechesi, che tace al riguardo, per cui gli stessi cristiani mostrano spesso perplessità e incomprensione di fronte a questa realtà, facilitati non poco da ricerche pseudoscientifiche o da rappresentazioni filmiche fantasiose e false della sessualità di Gesù. Eppure, fin dall’inizio, la verginità di Cristo è stata la fonte del carisma del celibato per il regno, vissuto in modo ammirevole da monaci, consacrati, sacerdoti, laici di ogni lingua e nazione, che hanno fatto di questo aspetto dell’imitazione di Cristo, lo strumento più efficace della propria santificazione e della propria missione. Sembra convinzione comune che questo tema, più che da una riflessione teorica, venga meglio trattato e compreso dalla conoscenza per partecipazione, data dalla testimonianza esistenziale e dalla consonanza carismatica. Insomma, più che teologico, nel senso stretto della parola, l’approccio più adatto al celibato di Cristo sarebbe quello ascetico-mistico-spirituale, in cui la parola esprime l’esperienza di vita e liberamente ne celebra la bellezza, la difficoltà, la passione. In realtà, però, pur riconoscendo il valore della celebrazione spirituale, piena di calore ed evocatrice di intuizioni inedite, i dati neotestamentari ci sembrano più che sufficienti per sbozzare una prima teologia del celibato di Cristo, ben fondata sulla salda roccia della sua parola e della sua esperienza. Lo faremo con discrezione, dal momento che la castità sembra una lingua incomprensibile ai più e anche ai cristiani. Scopriremo, forse con sorpresa, che questa tematica, apparentemente marginale, fa parte integrante del mistero dell’incarnazione del Verbo (…). Gesù casto non è un essere arcigno e scostante, ma altamente relazionale. Mangia e beve alle nozze di Cana, con sua madre e i suoi discepoli, restituendo la gioia della festa ai giovani sposi (Gv 2,1-10). Poco prima della Pasqua, partecipa a una cena con il risuscitato Lazzaro e le sue sorelle, lodando il dono del profumo da parte di Maria e rimproverando Giuda per la sua avidità (Gv 12,1-2). Partecipa a un grande banchetto con Levi, suo nuovo discepolo, per mostrare che è venuto a chiamare i peccatori alla conversione (Lc 5,29). Pranza a casa di uno dei capi dei farisei (Lc 14,1) e guarisce un uomo malato di idropisia. Si mette a tavola con i suoi discepoli, per la celebrazione della cena pasquale e per l’istituzione dell’Eucaristia (Mc 14,12ss). Il modo stesso di scegliere i posti a un banchetto diventa per Gesù lo spunto per insegnare a essere umili e a mettersi all’ultimo posto (Lc 14,7-11). Ai padroni di casa dice di non invitare al banchetto amici e parenti, ma poveri, storpi, zoppi e ciechi, per avere la ricompensa alla risurrezione dei giusti (Lc 14,12-14). Infine, il regno dei cieli è da lui paragonato a un grande e festoso banchetto (Lc 14,15-24). Per questo suo comportamento sereno, gioioso e pieno di benevolenza, fu chiamato ‘beone e mangione’ (Mt 11,16-19). In realtà, per lui, il banchetto diventa la cattedra, dalla quale impartire lezioni di vita eterna e di comunione con Dio e con il prossimo. Inoltre, Gesù celibe non guarda con disprezzo la donna, anzi perdona le mancanze dell’adultera, guarisce l’emoroissa, restituisce vivente alla vedova di Naim il suo unico figlio morto, onora Marta e Maria della sua amicizia, rende la Samaritana annunciatrice della sua parola e la Maddalena messaggera della sua risurrezione. Nei confronti delle donne, Gesù ignora il disprezzo e l’asprezza della cultura del tempo. Anzi, si intrattiene pubblicamente a parlare con donne di dubbia moralità come l’adultera (Gv 8,10s) e la Samaritana (Gv 4,6­26). È accompagnato da donne, che lo aiutano nel suo apostolato. Sono le discepole, che, al contrario degli apostoli, non lo abbandonano durante la passione e la crocifissione. Esalta l’eroismo della fede della sirofenicia (Lc 13,16), la generosità della vedova che si priva del necessario per offrirlo al tempio (Mc 12,41-44). Nel suo insegnamento egli pone le donne come protagoniste nelle parabole delle dieci vergini invitate a nozze (Mt 25,1-13), della donna che partorisce (Gv 16,20-22), della vedova che insiste presso il giudice iniquo (Lc 18,1-8), del lievito e della dramma perduta (Lc 13,20-21; 15,8-10). Gesù, celibe e senza una propria famiglia terrena, rispetta e onora i bambini, che, nell’antichità sia greca sia giudaica, venivano spesso considerati, da un punto di vista religioso e giuridico persone di seconda classe. Gesù, invece, non li scaccia, come fanno i discepoli, ma li accoglie e impone loro le mani, benedicendoli (Mc 10,13-16). Anzi il bambino diventa il paradigma per entrare nel regno dei cieli e la presenza stessa di Gesù: «Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me» (Mt 18,5). Per questo egli difende i piccoli dalle prevaricazioni dei grandi, scagliando un ‘guai’ di eterna valenza etica: «Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare» (Mt 18,6). (…) la verginità di Cristo è strettamente connessa con il mistero dell’incarnazione. Essa non solo non intralcia la vicinanza di Dio all’umanità di Cristo, ma la favorisce, la rende più completa e perfetta. Affermava a ragione Jean Galot: «Per mezzo del celibato, il Figlio di Dio poteva appartenere più completamente a tutti gli uomini. Se non è entrato nella via del matrimonio e se si è rifiutato di fondare una famiglia, è perché ha voluto, per la sua vita e per il suo cuore, un’apertura più universale». Abbiamo visto dai dati evangelici, che la verginità non separò il Cristo dall’umanità, come in un certo senso fu per il Battista o per gli esseni di Qumran. Al contrario lo introdusse nel cuore stesso del suo prossimo. Il mistero della verginità di Gesù si situa nel fondo stesso dell’essere del Verbo di Dio incarnato. Non è imposizione esteriore, ma sua intrinseca esigenza. Il celibato di Cristo ha una sua radice ontologica, si situa nella realtà del suo essere persona divina incarnata. La sessualità umana, assunta insieme alla natura umana dalla Persona divina del Verbo, si trova di fatto inserita in una situazione di adesione totale nell’amore alla volontà di Dio, da cui riceve la fondamentale spinta a un’espansione universale di tutte le sue potenze affettive. Di qui la sua carità umana universale, non coartata né coartabile da nessun legame di sangue, di nazione, di razza o di condizione. La castità di Gesù dice totale appartenenza a Dio e universale relazionalità salvifica all’umanità. Per questo non è mutilazione o negazione di un bene, ma conferma e potenziamento assoluto delle capacità di amore insite nella natura umana del Verbo. Il Cristo casto dice sì nell’amore non a una singola persona, ma all’immenso orizzonte dell’umanità intera, presente, passata e futura, terrestre e celeste. * prefetto della Congregazione delle Cause dei santi In una relazione all’Università della Santa Croce, il prefetto della Congregazione delle Cause dei santi tocca il nucleo più intimo dell’esistenza del Figlio di Dio: «La sua castità dice appartenenza al Padre e universale relazionalità salvifica all’umanità. Non è mutilazione ma conferma e potenziamento assoluto delle capacità di amore insite nella natura umana del Verbo» http://paroledivita.myblog.it/archive/2010/03/10/il-celibato-di-gesu-la-strada-maestra.html

GESU’ E’ CELIBE SECONDO I VANGELI GNOSTICI

GESU’ E’ CELIBE SECONDO I VANGELI GNOSTICI
 

Analisi di Martino Gerber e Giuliano Lattes, studiosi biblisti

 

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Gesù predica alle folle

 

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Nello gnosticismo Gesù è il Salvatore,  non è un essere fisico, ma la sua fisicità è solo apparente,

Gesù non ha un corpo carnale ma è apparente, questa eresia è chiamata docetismo e condannata dalla chiesa,
che invece afferma l’esistenza in Gesù della natura divina ed umana.
Quindi avendo una natura apparente, per gli  gnostici Gesù non ha sofferto la passione.
Gli gnostici negano che Gesù sia nato da una donna, perché per loro la carne e la sessualità
e la procreazione sono cose impure da condannare.
Gli gnostici affermano che al momento del battesimo su Gesù è sceso lo Spirito.
Per gli gnostici Gesù  è il Salvatore, ma non per la sua divinità, il suo sacrificio ed il suo insegnamento,
ma Gesù salva attraverso la sua dottrina gnostca trasmessa segretamente, mediante una particolare
rivelazione ad un aposto privilegiato.
Gli gnostici sono  gli eletti coloro che si salvano, questi seguendo il vero insegnamento di Gesù,
 riescono a riconoscere la scintilla divina che dimora in loro, e raggiungono la gnosi e si salvano.
 
Gesù per gli gnostici è un essere spirituale e puro, che condanna la carne e la sessualità,
quindi Gesù per gli gnostici non può prendere moglie, sia perché è un essere spirituale e trascendente,
sia perché lui stesso condanna la sessualità.
 
Ci sono dei passi in alcuni testi gnostici che creano imbarazzo, a chi non conosce lo gnosticismo,
quindi cerchiamo di spiegare come stanno i fatti.
 
 
Dobbiamo fare prima di tutto una premessa e parlare  di un testo veramente blasfemo
 trasmessoci dai Padri e non pervenutoci, si tratta di “Questioni di Maria”,
 ma questo testo è un eccezione nello gnosticismo, appartiene alla corrente libertina,
infatti nello gnosticismo ci sono due correnti, quella più diffusa degli encratiti che condannano la sesualità,
e quelli libertini che sono una stretta minoranza e praticano riti sessuali.
 

S.Epifanio di Salamina nel suo libro contro tutte le eresie Panarion cita due vangeli gnostici,

Questioni di Maria, le Grandi e le Piccole. Le Grandi questioni riguardano un vangelo molto

blasfemo, dove la salvezza si ottiene tramite l’uso del seme maschile e unioni sessuali,

Gesù stesso sale sul mone con Maria (Maddalena), poi giunti sul monte, Gesù dopo aver

pregato, avrebbe formato una donna da un costato di Maria, e poi si sarebbe  unito sessualmente con questa

nuova creatura, e prendendo il suo seme in mano avrebbe indicato con questo la via della salvezza,

Maria si spaventa difronte a questo rituale, ma Gesù la sgrida per la poca fede.

Questo brano si trova in; Panarion XXVI: 8, 1-3. Questo vangelo circolava presso gnostici che praticavano

il libertinaggio più sfrenato e stomachevole come; Nicolaiti, Stratiotici, Borboriti, Manichei.

Epifanio poi soltanto cita le Piccole questioni, molti studiosi pensano si tratti di Pistis Sofia.

 

Ci sono altri testi gnostici con riti sessuali, ma non riguardano Gesù.

Passiamo ora ai testi gnostici conosciuti che destano scalpore

 dove si parla della relazione di Gesù e Maria Maddalena:

Il vangelo di Filippo, il vangelo di Tommaso, e il vangelo di Maria.

 

1) VANGELO DI FILIPPO

Il Vangelo di Filippo, trovato a Nag Hammadi (a), iniziamo col dire che è un opera della scuola valentiniana,

precisamente di origine siro-egiziano, del III secolo, l’autore sembra essere
un giudeo-cristiano gnostico. L’autore non è l’Apostolo Filippo, ma il testo è stato chiamato
Vangelo di Filippo perché nel testo Filippo è l’unico Apostolo ad essere nominato (cap. 91).
I Padri eresiologi conoscevano però un vangelo gnostico sotto il nome di Filippo,
citato in Panarion XXVI: 13,2. Torniamo al testo trovato a Nag Hammadi, ha suscitato molte
polemiche proprio per come viene presentata Maria Maddalena in due distinti brani: 32 e 55;
 
32-Tre donne camminavano sempre con il Signore: Maria sua madre, la sorella di lei
e la Maddalena, la quale è detta sua compagna. Maria, in realtà, è sorella, madre e consorte di lui.
 
55-La Sofia detta sterile è la madre degli angeli; la compagna di Cristo è Maria Maddalena.
Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e la baciò più volte ( sulla bocca ).
Le altre donne, vedendo il suo amore per Maria, gli dissero: ” Perché ami lei più di noi tutte ?”
Il Salvatore rispose loro: ” Come mai io non amo voi come lei ?”.
 
Specifichiamo che nel testo è usato un termine che non significa consorte in senso di moglie,
ma con il significato di compagna cioè sizighia. Infatti nel testo scritto in copto la parola
Koinonos con cui viene indicata Maddalena equivale a compagna, socia, amica,
mentre per indicare moglie e donna nel testo viene usato il termine Shime.
Vediamo che nel Nuovo Testamento, Koinonos e molto usato, un esempio;
Luca: 5,10-Giacomo e Giovanni sono compagni ( koinonos) di Simone.
Il bacio, nel testo non compare bocca, essendo il testo danneggiato, e proprio dove ci dovrebbe
essere bocca  c’è un buco. Gl studiosi hanno messo sulla bocca, sembrava il termine più giusto.
Gli gnosici praticavano come rito il bacio , come è descritto nel paragrafo 31 del Vangelo di Filippo,
 ed anche altrove come nella  Letterea di Eugnosto: 7.
 
 Il bacio sulla bocca in segno di saluto allora era praticato anche tra uomini  come descrive;
I-Apocalisse di Giacomo: 31, 1-10; e II Apocalisse di Giacomo: 56,10-11.
 
Ora cerchiamo di spiegare questi passi 32 e 55 del Vangelo di Filippo;
32-La madre, la sorella e la consorte del Salvatore terreno sono per l’accezione gnostica
manifestazioni di un unica Maria.
55-Sofia è la madre degli angeli, cioè dei pianeti e delle costellazioni dello zodiaco.
A Sofia decaduta, che concepì senza il proprio compagno, fa capo il mondo materiale,
una specie di aborto. Perciò è detta sterile (paragrafo 36). Maria Maddalena rappresenta invece
per la gnosi, la quale ne fa la compagna di Cristo terreno, il prototipo dell’unione
perfetta tra Sofia celeste e il compagno, cioè tra l’immagine e il suo angelo.
Vedi anche; Refutatio VI: 36,4 “Maddalena+Gesù terreno, Cristo+Spirito Santo, Soter+Sofia.
Quindi Maria Maddalena ha realizzato la sua perfezione ed è degna di formare un unione mistica
 una sizighia con il Gesù terreno.
 
LE SIZIGHIE NEL SISTEMA VALENTINIANO
 
Per capire bene cosa sono le sizighie gnostiche, spieghiamo il sistema dello gnostico Valentino.
 
(Prima di tutto spieghiamo che la parola sizigo, dal greco syzygos, vuol dire, compago,
consorte,  qualche volta anche gemello,
 nello gnosticismo sizigo vuol dire due parti incomplete che unindosi diventano completi.)
 
Valentino, nacque in Egitto, dove completò la sua istruzione, e poi si recò a Roma sotto il vescovo
Igino (136-40), poi visse a Cipro.
 La dottrina di Valentino; la Divinità si presenta come una pienezza,
il pleroma, detta Preprincipio e Prepadre, invisibile, eterno, ingenerato, con lui era il Pensiero,
la Grazia, il Silenzio, dunque la controparte femminile. Si susseguono coppie gerarchizzate in una
gerarchia decrescente, si hanno così le prime quattro coppie Sizighie, la prima tetrade;
l’Intelletto-Unigenito, a sua voltà emanò il Logos, e con lui la Vita, dai quali emana la coppia composta
dall’Uomo e dalla Chiesa. Si giunge così alla grande ogdoade primordiale.
Le coppie  o sizighie(maschio-femmina), rappresentano una allegoria,
 nella quale l’elemento femminile esprime una qualità inerente all’elemento maschile,
 e viceversa, onde risulta un unico essere bisessuato, allegoricamente;
l’Intelletto-Unigenito, Figlio è detto pure Padre.
Il mito di Sofia, l’Unigenito è l’unico a conoscere il Prepadre, e voleva far conoscere agli altri eoni la grandezza
del Prepadre, ma l’ultimo eone, la femmina Sofia, dimentica il suo posto, e volle conoscere l’infinito,
si sarebbe dissolta, se non fosse intervenuto il Limite-Croce, Sofia torna alla sua dimora, deponendo il desiderio,
detto Achamoth, che viene espulso dal pleroma, da questo desiderio parte di Sofia avrà origine il mondo,
il male, l’ignoranza. Per impedire la caduta di altri eoni, l’Unigenito emanò un altra coppia  o sizighia,
 Cristo-Spirio Santo, emessi per consolidare il pleroma. Intanto Achamoth, genera dei semi spirituali,
si tratta dei pneumatici che dovranno maturare e perfezionarsi quaggiù nel mondo, fino a quando entreranno
nel pleroma, come elementi femminili e si uniranno con gli angeli elementi maschili, e formeranno le sizighie.
Valentino insegnava che Gesù era totalmente divino, tanto che il nutrimento dentro di lui non si corrompeva,
poiché egli non tollerava la corruzione.
Valentino ebbe moltissimi discepoli, fra i quali; Eracleone, Tolomeo, Marco, Teodoto e Bardèsane.
Valentino scrisse molti libri, ed anche i suo discepoli, vediamo che S.Ireneo di Lione dichiara che i discepoli di Valentino,
facevano passare come apostolci i loro scritti, ma erano bestemmie, e non avevano nulla di simile
ai quello che ci è stato tramandato dagli apostoli.
Quindi nel vangelo di Filippo Maria Maddalena non è la moglie di Gesù, come molti credono,
ma è la discepola più eletta, la sua compagna mistica.

 

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2) IL VANGELO DI TOMMASO

 

Vangelo di Tommaso, trovato a Nag Hammadi, iniziamo col dire che questo ritrovamento ha risolto il problema del

Papiro Ossirinco trovato in Egitto nel 1897 e 1903, la parte dei Logia, che destavano dubbi

a quale vangelo potessero appartenere, non avendo carattere proprio gnostico.

Ma dopo il ritrovamento del Vangelo di Tommaso, sappiamo che questo testo come i Logia

del Papiro Ossirinco, sono testi gnostici del II secolo, scritti dalla setta dei Naasseni,

setta encratita, quindi condanna la sessualità. Molti punti del Vangelo di Tommaso sono simili alla dottrina dei Naasseni,

riportata da S.Ippolito di Salamina in Refutatio V: 6-11; dove si parla proprio del Vangelo

di Tommaso. Torniamo al testo di Nag Hammadi, Maddalena viene citata nel logon 23 e nel logon 114.

Nel logon 23  interroga Gesù,riguardo i suoi discepoli:

 

23-Maria chiese a Gesù, “Come sono i tuoi discepoli?”
Lui disse, “Sono come bambini in un terreno che non gli appartiene.

 Quando i padroni del terreno arrivano, dicono, ‘Restituiteci il terreno.’

E quelli si spogliano dei loro abiti per renderglieli, e gli restituiscono il terreno.

 Il logon 114 è ultimo  brano, il 114;

Simon Pietro disse loro: Maria  se ne vada da noi, ché le donne non meritano la vita !

Gesù rispose: Ecco, io  la trarrò così da renderla uomo. Così  anche lei diverrà spirito vivente,

simile a voi uomini. Ogni donna che si fa uomo entrerà nel regno dei cieli.

 

Questo brano va interpretato nella dottrina gnostica dell’ androgine, per entrare nel regno

occorre diventare androgini, oppure sempliceme occore rinunciare alla sessualità.

In altri testi gnostici viene consigliato di rinunciare alla sessualità, per quanto riguarda Maria Maddalena,

la troviamo anche nel “Il Dialogo del Salvatore”, un testo del II secolo, tipo gnostico-egiziano ed encratita,

un testo molto danneggiato.

Maddalena nel testo è considerata  la Donna che conosceva il Tutto, si trova fra gli Apostoli che ricevono

ordini da Gesù,  e rifiuta le opere del genere femminile,cioè i rapporti sessuali e la procreazione.

 

Quindi Maria Maddalena nel Vangelo di Tommaso è una discepola, che Gesù la farà diventare eletta e salva.

 

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Nel vangelo di Tommaso, al logon 61, incontriamo anche un’ altra discepola, Salome:

 

Gesù disse, “In due si riposeranno su un letto; uno morirà, l’altro vivrà. “
Disse Salomè, “Chi sei tu signore? Sei salito sul mio divano e hai mangiato dalla mia tavola “
Gesù le disse, “Sono quello che viene da ciò che è indiviso. Mi sono state donate delle cose di mio Padre.”
“Sono tua discepola.”
“Per questa ragione io ti dico, se uno è annientato verrà colmato di luce, ma se è diviso, sarà riempito di oscurità.”

 

Questo passo ha creato tanto imbarazzo, e ha fatto nascere tante ipotesi blasfeme riguardo a Gesù,

in particolare, molti pensano che Gesù e Salome siano amanti, le cose non stanno così,

infatti il Vangelo di Tommaso è encratita, e la salvezza si raggiunge prima di tutto rinunciando alla sessualità.

Nel logon 61, Gesù è a pranzo da Salome, ed è sdraiato sul divano-letto, allora si pranzava così,

pare che Gesù si è autoinvitato, come accade nel V.Luca 19, 2-10, con Zaccheo.

 

Salomè, inventata dagli gnostici, è  una discepola di Gesù è  si trova  anche nel vangelo gnostico degli Egiziani,
 citato da Clemente Alessandrino nel suo libro Gli Stromati, capitolo III: 6,45; 9,63; 9,64; 9,66; 13, 91-93.
Il vangelo degli Egiziani apparteneva alle sette gnostiche encratite, che vietavano matrimonio e procreazione,
e praticavano la castità assoluta. Il Vangelo degli Egiziani viene citato anche da altri Padri;
Giulio Cassiano, S.Ippolito Romano e S.Epifanio di Salamina, e si trova in opere gnostiche come
nel libro di Teodoto gnostico.
Quindi nei testi gnostici Salome non è l’amante di Gesù, ma una semplice discepola.
 

Salome, quella che segue Gesù, nel Nuovo Testamento è la madre di Giovanni Apostolo: vedi V.Marco 15,40 e V. Matteo 27,56.
 
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3) IL VANGELO DI MARIA
 
Il Vangelo di Maria si trova nel Codice di Berlino (b),  in questo vangelo, Gesù risorto,
lascia i suoi discepoli in grande turbamento.
Poi Maddalena ha una sua visione, dove Gesù gli comunica dei misteri. I discepoli non riescono
a crederla, specie Pietro, ma poi Maria Maddalena viene creduta ed escono a predicare il Vangelo.
In questo Vangelo gnostico, viene detto cheMaria Maddalena era molto amata da Gesù, amava lei più delle altre discepole.
La dottrina è quella gnostico-egiziana.
Ecco ilpasso dove viene detto che Maria è la più amata da Gesù:
 
“Levi replicò a Pietro dicendo: “Tu sei sempre irruente, Pietro! Ora io vedo che ti scagli contro la donna come fanno gli avversari.
Se il Salvatore l’ha resa degna, chi sei tu che la respingi? Non v’è dubbio, il Salvatore la conosce bene.
 Per questo amava lei più di noi.”
 
Quindi vediamo che nel vangelo di Maria, Maria Maddalena è la discepola più amata da Gesù, ma solo misticamente,
infatti anche in questo vangelo si parla di encratismo:
“Dobbiamo piuttosto vergognarci, rivestirci dell’uomo perfetto, formarci come egli ci ha ordinato,
e annunziare il Vangelo senza emanare né un ulteriore comandamento, né un’ulteriore legge,
 all’infuori di quanto ci disse il Salvatore”.
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Conclusione: Come abbiamo visto nei vangeli gnostici, Gesù è celibe, puro e vergine.
 
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APPENDICE:

(a)-I manoscrtti di Nag Hammadi furono scoperti in Egitto il 1945,

 sono stati una grande scoperta per il sapere dell’umanità,

e per lo studio dello gnosticismo. I documenti scoperti ci confermano,

quello che hanno scritto i Padri eresiologi,

 ma ci danno un quadro più ampio sullo gnosticismo.

 

(b)-Il Codice di Berlino, è designato come Papiro 8502, proviene dall’ Egitto,

precisamente da Akhmìm e fu acquistato al Cairo nel 1896 da C. Reinhardt

per il Museo di Berlino, dove ora si trova. Esso inizia col Vangelo di Maria,

segue l’Apocrifo di Giovanni e poi La Sofia di Gesù Cristo, e infine gli Atti di Pietro.

 

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LE SACRE SCRITTURE

 

 

GESU’ E MARIA MADDALENA NEI VARI VANGELI GNOSTICI

GESU’ E  MARIA  MADDALENA NEI VARI VANGELI GNOSTICI
 
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Gesù risorto appare a S.M.Maddalena
 

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Molti vangeli gnostici parlano di Maria Maddalena, definendola la discepola prediletta,

perfino la più sapiente di tutti i discepoli, tanto è perfetta, che ha raggiunto la sua gnosi,

e quindi è degna d’essere la compagna del Gesù terreno, un’unione puramente spirituale,

Maria Maddalena è Gesù formano la sizighia terrena, e poi ci sono le sizighie celesti;

Cristo è unito allo Spirito Santo, e Soter a Sofia.

 

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LE SIZIGHIE NEL SISTEMA VALENTINIANO
 
Per capire bene cosa sono le sizighie gnostiche, spieghiamo il sistema dello gnostico Valentino.
 
(Prima di tutto spieghiamo che la parola sizigo, dal greco syzygos, vuol dire, compago,
consorte,  qualche volta anche gemello,
 nello gnosticismo sizigo vuol dire due parti incomplete che unindosi diventano completi.)
 
Valentino, nacque in Egitto, dove completò la sua istruzione, e poi si recò a Roma sotto il vescovo
Igino (136-40), poi visse a Cipro.
 La dottrina di Valentino; la Divinità si presenta come una pienezza,
il pleroma, detta Preprincipio e Prepadre, invisibile, eterno, ingenerato, con lui era il Pensiero,
la Grazia, il Silenzio, dunque la controparte femminile. Si susseguono coppie gerarchizzate in una
gerarchia decrescente, si hanno così le prime quattro coppie Sizighie, la prima tetrade;
l’Intelletto-Unigenito, a sua voltà emanò il Logos, e con lui la Vita, dai quali emana la coppia composta
dall’Uomo e dalla Chiesa. Si giunge così alla grande ogdoade primordiale.
Le coppie  o sizighie(maschio-femmina), rappresentano una allegoria,
 nella quale l’elemento femminile esprime una qualità inerente all’elemento maschile,
 e viceversa, onde risulta un unico essere bisessuato, allegoricamente;
l’Intelletto-Unigenito, Figlio è detto pure Padre.
Il mito di Sofia, l’Unigenito è l’unico a conoscere il Prepadre, e voleva far conoscere agli altri eoni la grandezza
del Prepadre, ma l’ultimo eone, la femmina Sofia, dimentica il suo posto, e volle conoscere l’infinito,
si sarebbe dissolta, se non fosse intervenuto il Limite-Croce, Sofia torna alla sua dimora, deponendo il desiderio,
detto Achamoth, che viene espulso dal pleroma, da questo desiderio parte di Sofia avrà origine il mondo,
il male, l’ignoranza. Per impedire la caduta di altri eoni, l’Unigenito emanò un altra coppia  o sizighia,
 Cristo-Spirio Santo, emessi per consolidare il pleroma. Intanto Achamoth, genera dei semi spirituali,
si tratta dei pneumatici che dovranno maturare e perfezionarsi quaggiù nel mondo, fino a quando entreranno
nel pleroma, come elementi femminili e si uniranno con gli angeli elementi maschili, e formeranno le sizighie.
Valentino insegnava che Gesù era totalmente divino, tanto che il nutrimento dentro di lui non si corrompeva,
poiché egli non tollerava la corruzione.
Valentino ebbe moltissimi discepoli, fra i quali; Eracleone, Tolomeo, Marco, Teodoto e Bardèsane.
Valentino scrisse molti libri, ed anche i suo discepoli, vediamo che S.Ireneo di Lione dichiara che i discepoli di Valentino,
facevano passare come apostolci i loro scritti, ma erano bestemmie, e non avevano nulla di simile
ai quello che ci è stato tramandato dagli apostoli.
 
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1)VANGELI GNOSTICI TRASMESSI DAI PADRI ERESIOLOGI

 

Vediamo che i Padri eresiologi sono a conoscenza dell’importanza di S.M.Maddalena per gli gnostici.

Ecco cosa dice S.Ippolito Romano nel suo libro contro tutte le eresie;

 

 Refutatio VI: 36,4 “Maddalena+Gesù terreno, Cristo+Spirito Santo, Soter+Sofia.

Vediamo lo schema delle sizighie più importanti per certe correnti gnostiche.

 

S.Epifanio di Salamina nel suo libro contro tutte le eresie Panarion cita due vangeli gnostici,

Questioni di Maria, le Grandi e le Piccole.

Le Grandi questioni riguardano un vangelo molto blasfemo,

dove la salvezza si ottiene tramite l’uso del seme maschile e unioni sessuali;

Gesù stesso sale sul mone con Maria (Maddalena), poi giunti sul monte,

Gesù dopo aver pregato, avrebbe formato una donna da un costato di Maria,

e poi si sarebbe  unito sessualmente con questa nuova creatura,

 e prendendo il suo seme in mano avrebbe indicato con questo la via della salvezza,

Maria si spaventa difronte a questo rituale, ma Gesù la sgrida per la poca fede.

 

Questo brano si trova in; Panarion XXVI: 8, 1-3.

Questo vangelo circolava presso gnostici che praticavano il libertinaggio più sfrenato

e stomachevole come; Nicolaiti, Stratiotici, Borboriti, Manichei.

Epifanio poi soltanto cita le Piccole questioni, molti studiosi pensano si tratti di Pistis Sofia.

 

Presso gli gnostici, S.M.Maddalena non è l’unica donna importante, vediamo che circolavano vangeli gnostici,

sotto il nome di altre donne, perfino c’erano sette sotto altre donne, tanto erano diffuse che li conosceva

anche il pagano Celso, ne parla Origene nel suo libro Contro Celso nel capitolo V,62; dove vediamo

che c’era la setta degli Arpocratiani, discepoli di Salomè, i discepoli di Marta, i marcelliani, discepoli

della maestra gnostica Marcella, ed anche i discepoli di Mariamme ( Maddalena).

Molto famosa nello gnosticismo era Salomè, la quale interroga Gesù su vari misteri, questo si trova

nel vangelo gnostico degli Egiziani citato da Clemente Alessandrino nel suo libro Gli Stromati,

capitolo III: 6,45; 9,63; 9,64; 9,66; 13, 91-93.

Questo vangelo apparteneva alle sette gnostiche encratite, che vietavano matrimonio e procreazione,

e praticavano la castità assoluta. Il Vangelo degli Egiziani viene citato anche da altri Padri;

Giulio Cassiano, S.Ippolito Romano e S.Epifanio di Salamina, e si trova in opere gnostiche come

nel libro di Teodoto gnostico.

Questo è quello che ci hanno tramandato i Padri eresiologi riguardo vangeli gnostici e S.M.Maddalena.

 

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2) VANGELI GNOSTICI DEL CODICE DI ASKEWIANUS

 

Il codice di Askewianus è chiamato così dal medico inglese A. Askew i quale lo aveva

comprato in una libreria di Londra. A.Askew era un collezionista di antichi manoscritti,

ed aveva una fornita biblioteca, dopo la sua morte il 1772, il Codice Askewianus è stato

conservato presso il British Museum.

Il Codice Askewianus, contiene il voluminoso trattato gnostico Pistis Sofia.

Pistis Sofia è stato scritto in Egitto verso il III secolo, si tratta di un lungo dialogo tra Gesù

ed i suoi Apostoli, ed anche quattro discepole, Maria madre di Gesù, Maria Maddalena,

Salome e Marta. Vediamo che proprio Maddalena è quella che  più spesso prende la

parola, ben 67 volte. Maddalena può parlare francamente, poiché il suo cuore è rivolto verso

il regno celeste, più di tutti i suoi fratelli (c. 17). La sua posizione di privilegio, insieme con

quella della madre di Gesù e Giovanni, si estende anche nella vita futura (c. 96).

La sua origine, come quella della madre di Gesù, è pure superiore: la materia viene da Barbelo,

ma la sua forza luminosa è simile a quella della vergine di luce (c. 59). Ella intercede per gli altri discepoli,

specie quando costoro non riescono più a seguire l’esposizione profonda concernente il mistero

dell’ineffabile (c. 94). Il suo uomo della luce, cioè la pate di lei appartenente al regno della luce, è sempre

intelligente e desta, pronta ad interpretare le parole di Pistis Sofia. Ella chiede di tutto con precisione.

Lo stesso Gesù è stupito delle sue risposte. Ella è divenuta puro spirito ed egli, pieno di misericordia

per lei, le rivolge le più belle espressioni di lode. La parte svolta dalle donne, specie dalla Maddalena

 non è gradita ai discepoli: essi si vedono menomati. Pietro è l’espressione del malcontento (cc 36. 146).

La Maddalena se ne accorge; vorrebbe sempre parlare, ma teme Pietro (c. 72).

Sorge così una tensione, presto sciolta da Gesù con il riconoscere i diritti delle donne, di chiunque cioè

è fervente e pieno dello spirito luminoso. Questo rispecchia la lotta tra la grande Chiesa rappresentata

da S.Pietro e le sette gnostiche rappresentate dalle donne con a testa Maddalena.

La presenza di Barbelo, indica un origine della setta dei Barbelognostici, comunque ci sono anche

elementi valentiniani ed  altro genere specialmente ermetico, filosofico e pagano, ma sempre si tratta di gnosticismo egiziano.

Questo è quello che possiamo dire di S.M.Maddalena in Pistis Sofia. 

 

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3) VANGELI GNOSTICI DEL CODICE DI BERLINO

 

Il Codice di Berlino, è designato come Papiro 8502, proviene dall’ Egitto,

precisamente da Akhmìm e fu acquistato al Cairo nel 1896 da C. Reinhardt

per il Museo di Berlino, dove ora si trova. Esso inizia col Vangelo di Maria,

segue l’Apocrifo di Giovanni e poi La Sofia di Gesù Cristo, e infine gli Atti di Pietro.

S.M.Maddalena viene nominata in tutti i documenti tranne l’Apocrifo di Giovanni.

Tralasciamo gli Atti di Pietro, o Vangelo di Pietro, che appartiene ai Vangeli Apocrifi,

trattato nella prima parte del nostro studio.

Parliamo ora per primo del documento gnostico; La Sofia di Gesù Cristo, vediamo che

Gesù risorto, prima di salire al cielo, su un monte, dinanzi a dodici discepoli e sette donne,

fa un dialogo, rivelando importanti misteri, infine Gesù scompare e i discepoli vanno a predicare il  Vangelo.

Maddalena la vediamo che insieme ad altri apostoli interroga Gesù.

Gli argomenti sono dottrine gnostiche, sul pleroma, Sofia, la missione di Gesù, sceso per

liberare le particelle di luce schiave della materia. Si tratta di gnosticismo egiziano.

 

Il Vangelo di Maria, in questo vangelo, Gesù risorto, lascia i suoi discepoli in grande turbamento.

Poi Maddalena ha una sua visione, dove Gesù gli comunica dei misteri. I discepoli non riescono

a crederla, specie Pietro, ma poi Maddalena viene creduta ed escono a predicare il Vangelo.

In questo Vangelo gnostico, viene detto che Madalena era molto amata da Gesù, amava lei più delle altre discepole.

La dottrina è quella gnostico-egiziana.

Questo è ciò che abbiamo su S.M.Maddalena nel Codice di Berlino.

 

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4) VANGELI GNOSTICI DEI MANOSCRITTI DI NAG HAMMADI

 
S.M.Maddalena la incontriamo in diversi documenti scoperti a Nag Hammadi;
La Sofia di Gesù Cristo di cui abbiamo parlato riguardo il Codice di Berlino,
Il Vangelo di Filippo, il Vangelo di Tommaso e Il Dialogo del Salvatore.
 
Il Vangelo di Filippo, iniziamo col dire che è un opera della scuola valentiniana,
precisamente di origine siro-egiziano, del III secolo, l’autore sembra essere
un giudeo-cristiano gnostico. L’autore non è l’Apostolo Filippo, ma il testo è stato chiamato
Vangelo di Filippo perché nel testo Filippo è l’unico Apostolo ad essere nominato (cap. 91).
I Padri eresiologi conoscevano però un vangelo gnostico sotto il nome di Filippo,
citato in Panarion XXVI: 13,2. Torniamo al testo trovato a Nag Hammadi, ha suscitato molte
polemiche proprio per come viene presentata Maria Maddalena in due distinti brani: 32 e 55;
32-Tre donne camminavano sempre con il Signore: Maria sua madre, la sorella di lei
e la Maddalena, la quale è detta sua compagna. Maria, in realtà, è sorella, madre e consorte di lui.
 
55-La Sofia detta sterile è la madre degli angeli; la compagna di Cristo è Maria Maddalena.
Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e la baciò più volte ( sulla bocca ).
Le altre donne, vedendo il suo amore per Maria, gli dissero: ” Perché ami lei più di noi tutte ?”
Il Salvatore rispose loro: ” Come mai io non amo voi come lei ?”.
 
Specifichiamo che nel testo è usato un termine che non significa consorte in senso di moglie,
ma con il significato di compagna cioè sizighia. Infatti nel testo scritto in copto la parola
Koinonos con cui viene indicata Maddalena equivale a compagna, socia, amica,
mentre per indicare moglie e donna nel testo viene usato il termine Shime.
Vediamo che nel Nuovo Testamento, Koinonos e molto usato, un esempio;
Luca: 5,10-Giacomo e Giovanni sono compagni ( koinonos) di Simone.
Il bacio, nel testo non compare bocca, essendo il testo danneggiato, e proprio dove ci dovrebbe
essere bocca  c’è un buco. Gl studiosi hanno messo sulla bocca, sembrava il termine più giusto.
Gli gnosici praticavano come rito il bacio , come è descritto nel paragrafo 31 del Vangelo di Filippo,
 ed anche altrove come nella  Letterea di Eugnosto: 7.
 
 Il bacio sulla bocca in segno di saluto allora era praticato anche tra uomini  come descrive;
I-Apocalisse di Giacomo: 31, 1-10; e II Apocalisse di Giacomo: 56,10-11.
 
Ora cerchiamo di spiegare questi passi 32 e 55 del Vangelo di Filippo;
32)-La madre, la sorella e la consorte del Salvatore terreno sono per l’accezione gnostica
manifestazioni di un unica Maria.
55)-Sofia è la madre degli angeli, cioè dei pianeti e delle costellazioni dello zodiaco.
A Sofia decaduta, che concepì senza il proprio compagno, fa capo il mondo materiale,
una specie di aborto. Perciò è detta sterile (paragrafo 36). Maria Maddalena rappresenta invece
per la gnosi, la quale ne fa la compagna o la sizighia di Cristo terreno, il prototipo dell’unione
perfetta tra Sofia celeste e il compagno, cioè tra l’immagine e il suo angelo.
Vedi anche; Refutatio VI: 36,4 “Maddalena+Gesù terreno, Cristo+Spirito Santo, Soter+Sofia.
Quindi Maddalena ha realizzato la sua perfezione ed è degna di formare un unione mistica
 una sizighia con il Gesù terreno.
Un’ unione puramente spirituale e simbolica, senza nulla di carnale, infatti nel sistema valentiniano,
Gesù è totalmente divino, tanto che il nutrimento dentro di lui non si corrompe,

poiché egli non tollera la corruzione, quindi Gesù è un essere celeste e trascendente, non un uomo normale.
 
 
 
Vangelo di Tommaso, iniziamo col dire che questo ritrovamento ha risolto il problema del
Papiro Ossirinco trovato in Egitto nel 1897 e 1903, la parte dei Logia, che destavano dubbi
a quale vangelo potessero appartenere, non avendo carattere proprio gnostico.
Ma dopo il ritrovamento del Vangelo di Tommaso, sappiamo che questo testo come i Logia
del Papiro Ossirinco, sono testi gnostici del II secolo, scritti dalla setta dei Naasseni,
setta encratita. Molti punti del Vangelo di Tommaso sono simili alla dottrina dei Naassseni,
riportata da S.Ippolito di Salamina in Refutatio V: 6-11; dove si parla proprio del Vangelo
di Tommaso. Torniamo al testo di Nag Hammadi, Maddalena viene citata nell’ultimo  brano, il 114;
Simon Pietro disse loro: Maria  se ne vada da noi, ché le donne non meritano la vita !
Gesù rispose: Ecco, io  la trarrò così da renderla uomo. Così  anche lei diverrà spirito vivente,
simile a voi uomini. Ogni donna che si fa uomo entrerà nel regno dei cieli.
Questo brano va interpretato nella dottrina gnostica dell’ androgine, per entrare nel regno
occorre diventare androgini, oppure sempliceme occore rinunciare alla sessualità.
 
Il Dialogo del Salvatore, un testo del II secolo, tipo gnostico-egiziano ed encratita, un testo molto danneggiato.
Maddalena nel testo è considerata  la Donna che conosceva il Tutto, si trova fra gli Apostoli che ricevono
ordini da Gesù,  e rifiuta le opere del genere femminile,cioè i rapporti sessuali e la procreazione.
 
Questo è tutto quello che dicono i Vangeli gnostici su S.M.Maddalena.
 
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CONCLUSIONE:

In questi ultimi anni le librerie di tutto il mondo si stanno riempendo di libri scandalosi

riguardo a S.M.Maddalena, tutto è nato dall’equivoca interpretazione dei Vangeli gnostici,

non Vangeli Apocrifi mediovali, quelli non hanno fatto nascere scandali, essendo una

rielaborazione romanzata dei Vangeli Sinottici.

I Vangeli gnostici erano conosciuti anche dai Padri della chiesa, ma non ci sono scandali,

per il fatto che lo gnosticismo rende Gesù completamente divino e trascendente.

C’erano molte sette gnostiche, diverse tra loro, e molte praticavano riti sessuali,

c’erano anche dei vangeli gnostici con riti sessuali, ma tutto questo era di fonte

eretica, eretici che di cristiano non avevano neppure il nome, e la loro religione era pagana

ed esoterica, piena di magia, ermetismo ed alchimia, tutte cose condannate dal cristianesimo.

Dopo il ritrovamento di alcuni vangeli gnostici come quelli trovati in Egitto a Nagh-Hammadi nel 1945,

sono iniziati a comparire delle teorie riguardo presunti scandali tra Gesù e S.M.Maddalena.

Questo avviene per la totale ignoranza della corrente gnostica, e cattiva interpretazione di testi.

 

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Bibliografia;

Testi Gostici U.T.E.T

I Vangeli Gnostici  Adelphi

Le Apocalissi Gnostiche Adelphi

Vangeli Apocrifi; U.T.E.T, Marietti, Einaudi

Patrologia Latina e Greca

 

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https://sites.google.com/site/lesacrescritture/

 

https://sites.google.com/site/lesacrescritture/Home/gesu-e-maria-maddalena-nei-vari-vangeli-gnostici

 

 
 
 

IL PAPIRO DELLA MOGLIE DI GESU’: SIMILE AL VANGELO GNOSTICO DI TOMMASO

IL PAPIRO DELLA MOGLIE DI GESU’: SIMILE AL VANGELO GNOSTICO DI TOMMASO

 

Le Sacre Scritture

 

La comunità scientifica critica il papiro della moglie di Gesù

 

 

Il papiro della moglie di Gesù, presentato a Roma durante il congresso di lingua Copta da Karen king,

con il nome di “The Gospel Of Jesus’ Wife,” il Vangelo della Moglie di Gesù.

 

Karen King è una grande esperta di gnosticismo, ma anche una sostenitrice dello gnosticismo.

Karen King ha scritto dei libri sullo gnosticismo, dove promuove le sue idee, come nel libro:

” Il Vangelo di Maria Maddalena: Gesù è la prima donna apostolo”, in questo libro si parla del Vangelo di Maria,

viene esaltata la figura di Maria Maddalena, come una vera apostola, e il vangelo gnostico di Maria viene

trattato come un vangelo canonico.

 

Il papiro della moglie di Gesù, proviene da un anonimo collezionista che lo avvrebbe acquistato nel 1997 da un altro collezionista

che a sua volta lo aveva acquistato negli anni ’60 nela Germania dell’Est.

Il papiro piccolisimo ( centimetri 8×4), è scritto in dialetto copto-sadico,  dovrebbe provenire dall’Egitto, come tutti i testi copti,

e risale secondo la King  al IV secolo d.c.

 

Jesus Wife Papyrus

 

Il brano è mutilo, soiglia ad un qualsiasi vangelo gnostico, per le parole che vi sono scritte.

 

Questo è il brano contenuto nel papiro della moglie di Gesù, si tratta sicuramente di un vangelo gnostico

ha molte somiglianze con il Vangelo Copto di Tommaso:

 

1. “no [a] me. Mia madre mi ha dato la vi[ta…” 

2 ] I discepoli dissero a Gesù, “.[ 

3 ] negare.  Maria è degna di

4 ]……” Gesù disse loro, “mia moglie . .[  

5 ]… sarà capace di essere mia discepola . . [ 

6 ] Che i malvagi si corrompano … [ 

7] Per me, io abito con lei per… [ 

8] una immagine [


 

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Ecco i due vangeli comparati, dimostrano similitudini:

 

VT= Vangelo Copto Tommaso

 

 

VGM= The Gospel Of Jesus’ Wife

 

papiro della moglie di Gesù

 

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VGM1. “no [a] me. Mia madre mi ha dato la vi[ta…” 

 

VT 101,3-Poiché mia madre […], ma la mia vera madre mi ha dato la vita.”

 

(Gesù parla di sua madre in maniera gnostica anche in altri vangeli gnostici.

Mia  madre  compare anche  nel Vangelo degli Ebrei e nazarei :

“Poco fa mia madre, lo Spirito Santo, mi prese per uno dei miei capelli e mi trasporto sul grande monte Tabor”)

 

VGM2 ] I discepoli dissero a Gesù, “.

 

 

VGM[ 3 ] negare.  Maria è degna di

 

VT 114,1-Simon Pietro disse loro: “Maria se ne vada da noi, ché le donne non meritano la vita!

 

 

VGM4 ]……” Gesù disse loro, “mia moglie . .[  

 

 

VGM5 ]… sarà capace di essere mia discepola . . [ 

 

VT102,1″Chiunque non odia padre e madre come me non può essere mio discepolo,

e chiunque non ama padre e madre come me non può essere mio discepolo.

 

 

VGM6 ] Che i malvagi si corrompano … [ 

 

 

VGM7] Per me, io abito con lei per… [ 

 

 

VGM8] una immagine [

 

 

VT 52,1-Gesù disse, “Se vi diranno ‘Da dove venite?’ dite loro, ‘Veniamo dalla luce, dal luogo dove la luce è apparsa da sé,

 si è stabilita, ed è apparsa nella loro immagine.’

 

VT 84,1Gesù disse, “Le immagini sono visibili alla gente, ma la loro luce è nascosta nell’immagine della luce del Padre.
 Lui si rivelerà, ma la sua immagine è nascosta dalla sua luce.”

 

 

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Maria ( Maddalena), come discepola appare in moltissimi vangeli gnostici; il vangelo di Tommaso, di Maria, di Filippo,

La Sofia di Gesù Cristo, Il Dialgo del Salvatore, Pistis Sofia.

Tutti questi testi citati provengono dall’Egitto e sono scritti in lingua copta, sono datati quasi tutti al III seolo d.c.,

 quindi sono delle traduzioni dall’originale in greco più antico, si pensa verso il II secolo d.c.

 

Lo gnosticismo fu un movimento religioso e culturale insieme,

 diffusissimo dal I al IV secolo d.c., dall’attuale Iraq alla Siria, alla Turchia, alla Palestina,

all’Egitto, a Roma, a Lione, copriva non soltanto i paesi dell’Impero romano,

ma andava anche al di là. Non era un movimento omogeneo in quanto le

correnti gnostiche erano numerose e differenziate, mantenevano, tuttavia,

alcune linee fondamentali comuni. Gnosticismo deriva dal greco gnosis,

conoscenza, ma non ogni conoscenza è gnosticismo, la conoscenza dello

gnosticismo è rivolta all’origine dell’uomo e del suo mondo, ed è diretta alla

salvezza da questo mondo. Alla base dello gnosticismo c’è la descrizione

della creazione del mondo ad opera di un Demiurgo ingannato, e l’indicazione

di una via di salvezza mediante la gnosis, la conoscenza del proprio Io divino.

Per gli gnostici la gnosis era superiore alla fede.

 

Pistis Sofia si trova nel codice di Askewianus.

Il codice di Askewianus è chiamato così dal medico inglese A. Askew i quale lo aveva

comprato in una libreria di Londra. A.Askew era un collezionista di antichi manoscritti,

ed aveva una fornita biblioteca, dopo la sua morte il 1772, il Codice Askewianus è stato

conservato presso il British Museum.

La Sofia di Gesù Cristo e Il Vangelo di Maria si trovano nel codice di Berlino.

Il Codice di Berlino, è designato come Papiro 8502, proviene dall’ Egitto,

precisamente da Akhmìm e fu acquistato al Cairo nel 1896 da C. Reinhardt
per il Museo di Berlino, dove ora si trova.
La Sofia di Gesù Cristo di cui abbiamo parlato riguardo il Codice di Berlino,
Il Vangelo di Filippo, il Vangelo di Tommaso e Il Dialogo del Salvatore,
sono manoscrtti scoperti a  Nag Hammadi furono  in Egitto il 1945,
Prima ancora della scoperta di Nag Hammadi, ci sono state altre scoperte;
il Codice Askewianus 1772, e il Codice Brucianus 1769.
Il secolo scorso sono venuti alla luce tanti Papiri, molti in frammenti come il Papiro di Berlino.
 
 

Vediamo che in questi vangeli Maria è la più amata da Gesù, la più sapiente.

Nel vangelo di Filippo è la compagna di Gesù, ed insieme formano la sizighia terrena,

mentre Cristo forma una sizighia con lo Spirito Santo, e Soter (il Salvatore) con Sofia (la Sapienza).

Queste sizighie sono presenti specialmente nel vangeli gnostici valentiniani,come il vangelo di Filippo.

Queste credenze gnostiche erano conosciuti dai Padri eresiologi.

Ecco cosa dice S.Ippolito Romano nel suo libro contro tutte le eresie; Refutatio VI: 36,4

“Maddalena+Gesù terreno, Cristo+Spirito Santo, Soter+Sofia.

 

Quindi nei testi gnostici che conosciamo Maria è unita a Gesù spiritualmente, misticamente, come Cristo è unito a Sofia.

Ora mentre nel vangelo di Filippo Maria è detta compagna di Gesù, (“Koinonos” significa compagna, consorte),

Nel papiro della moglie di Gesù troviamo la parola: ” Shime”,  che significa moglie, o anche donna.

Nel vangelo di Filippo la parola ” Shime” non viene mai usata per indicare il legame tra Gesù è Maria Maddalena.

 

Quindi ecco spegato la novità del papiro della moglie di Gesù, la parola moglie, è la prima volta che viene usata,

verso Maria, ma il testo mutilo porta a fare diverse ipotesi, cosa Gesù indica con  “ta shime” , “mia moglie”, non è chiaro,

ma dovrebbe essere Maria, la quale è degna di diventare sua dicepola, e Gesù sarà insieme a lei, unito a lei.

Il fatto che Gesù è unito a Maria Maddalena lo dice anche il vangelo di Fiippo, ma si tratta di unione puramente

spirituale, quindi possiamo ipotizzare che se nel papiro della moglie di Gesù, moglie indica Maria la sua discepola,

si tratta di unione spirituale, forse il brano è stato tradotto male dall’originale greco, invece di tradurre compagna,

l’autore della traduzione ha tradotto moglie, o donna, forse, si possono far tante ipotesi, come ad esempio, moglie  di Gesù

può  indicare la chiesa, come nel Nuovo Testamento. 

 

Pare che gli apostoli non vogliono accettare Maria come discepla di Gesù, nel papiro della moglie di Gesù,

questo lo vediamo anche nel vangelo di Tommaso:

 

VT114Simon Pietro disse loro: “Maria se ne vada da noi, ché le donne non meritano la vita! Gesù rispose:

Ecco, io la trarrò così da renderla uomo. Così anche lei diverrà spirito vivente, simile a voi uomini.

 Ogni donna che si fa uomo entrerà nel regno dei cieli”.

 

Quindi abbiamo anche questa somiglianza tra il papiro della moglie di Gesù e il vangelo di Tommaso.

 

Anche nel vangelo di Maria, gli apostoli non accettano Maria come discepola prediletta di Gesù:

“Levi replicò a Pietro dicendo: “Tu sei sempre irruente, Pietro! Ora io vedo che ti scagli contro la donna come fanno gli avversari.
Se il Salvatore l’ha resa degna, chi sei tu che la respingi? Non v’è dubbio, il Salvatore la conosce bene. Per questo amava lei più di noi.”

Anche nel vangelo di Filippo, i discepoli non accettano che Gesù ami Maria Maddalena più di loro:

 

Vangelo di Filippo 32-Tre donne camminavano sempre con il Signore: Maria sua madre, la sorella di lei

e la Maddalena, la quale è detta sua compagna. Maria, in realtà, è sorella, madre e consorte di lui.

 

Vangelo di Filippo 55-La Sofia detta sterile è la madre degli angeli; la compagna di Cristo è Maria Maddalena.

Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e la baciò più volte ( sulla bocca ).

Le altre donne, vedendo il suo amore per Maria, gli dissero: ” Perché ami lei più di noi tutte ?”

Il Salvatore rispose loro: ” Come mai io non amo voi come lei ?”.

 

Gesù quindi baciava Maria, è ‘amava più dlle altre, secondo il vangelo di Filippo.

 

 Per quanto riguarda il bacio va detto che nel vangelo di Filippo, non compare bocca,

essendo il testo danneggiato, e proprio dove ci dovrebbe essere bocca  c’è un buco.

 Gl studiosi hanno messo sulla bocca, sembrava il termine più giusto.

Gli gnosici praticavano come rito il bacio , come è descritto nel paragrafo 31 del Vangelo di Filippo,
 ed anche altrove come nella  Letterea di Eugnosto: 7.
Il bacio sulla bocca in segno di saluto allora era praticato anche tra uomini  come descrive;

I-Apocalisse di Giacomo: 31, 1-10; e II Apocalisse di Giacomo: 56,10-11.
 
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Sull’autenicità del papiro della moglie di Gesù, ci sono pareri diversi degli studiosi, e sono molti che pensano ad un falso,

ancora si attendono studi ed analisi, quindi non possiamp affermare che questo papiro sia autentico, ma anche se risulterà

autentico, non cambia nulla, sono stati trovati tantissimi frammenti di papiri gnostici autentici, dove sono scritte tante cose asurde ed eretiche.

La chiesa primitiva ha accettato solo i testi che conosciamo come Nuovo Testamento perché ispirati e conformi alla tradizione.

La chiesa primitiva non ha accettato mai vangeli gnostici ed apocrifi, infatti sono eretici, 

e moltissimi Padri della chiesa hanno scritto tanti libri confutando  tutte le eresie gnostiche.

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Conclusione: Il vero Gesù è solo quello del Nuovo Testamento, solo quello è importante per la nostra salvezza,

i Gesù dei vangeli gnostici sono inventati da eretici.

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Ci sono due ottimi articoli che parlano del papiro della moglie di Gesù e la somiglianza con il vangelo di Tommaso,
da cui abbiamo preso spunto, ecco i links:

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http://www.tyndale.cam.ac.uk/ReJesusWife?utm_medium=email&utm_campaign=Did+Jesus+Have+a+Wife&utm_content=Did+Jesus+Have+a+Wife+CID_7bb6cae6df6082e08b017f9c0f0abc71&utm_source=CampaignMonitor&utm_term=here

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LE SACRE SCRITTURE

https://sites.google.com/site/lesacrescritture/

 

https://sites.google.com/site/lesacrescritture/il-papiro-della-moglie-di-gesu-simile-al-vangelo-gnostico-di-tommaso

 

 

IL PAPIRO CHE PARLA DELLA MOGLIE DI GESU’ E’ AUTENTICO?

IL PAPIRO CHE PARLA DELLA MOGLIE DI GESU’ E’ AUTENTICO?
 
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Karen L. King, affermata docente ad Harvard, il 18-09 2012, ha svelato appena ieri a Roma l’esito delle sue ricerche su un anonimo papiro che – udite udite – parlerebbe di un Gesù ammogliato.
 La King è una grande esperta di gnosticismo, ha in passato commentato il vangelo-bufala gnostico di Giuda.
Oggi si cimenta in un’impresa fenomenale: ribaltare la visione comune della figura di Gesù,
 applicando le sue personali  convinzioni all’ermeneutica di un brandello di papiro di provenienza sconosciuta. 
 
Ed è da queste convinzioni della King, già autrice di opere discutibili e danbrowniane come “Il Vangelo di Maria Maddalena: Gesù e la prima donna apostolo“,che bisogna partire.
 
Sappiamo d’altra parte che la gnosi non deriva dal Cristianesimo, ma si è appropriata di alcuni aspetti del Cristianesimo e li ha rielaborati a suo uso e consumo.
 Purtroppo però questa visione “settaria” della Gnosi non è condivisa dalla professoressa King, che nel suo volume: ” What is Gnosticism?”
Invece di indagare la storia e la dottrina gnostica, si profonde in dotte elucubrazioni metodologiche che lasciano passare questa idea di fondo:
la Gnosi in quanto dottrina separata dal Cristianesimo e dall’identità propria non esiste.
 E’ stato piuttosto il Cristianesimo del II e III secolo a mettere ciò che non gli andava a genio nel bidone dei rifiuti chiamato poi Gnosi. 
 
Jesus Wife Papyrus
 
 
Ma veniamo al dunque. Il papiro è scritto in dialetto copto-saidico e risale, secondo la datazione della King, al IV secolo d.C. Di che parla? Impossibile chiarirlo, dato il testo mutilo, ma ecco la traduzione datane dalla King, riga per riga (con tanto di congetture):

1. “no [a] me. Mia madre mi ha dato la vi[ta…” 
2 ] I discepoli dissero a Gesù, “.[ 
3 ] negare.  Maria è degna di
4 ]……” Gesù disse loro, “mia moglie . .[  
5 ]… sarà capace di essere mia discepola . . [ 
6 ] Che i malvagi si corrompano … [ 
7] Per me, io abito con lei per… [ 
8] una immagine [
 
Va precisato che allo stato attuale il testo è considerato spurio o falso da almeno uno dei tre reviewers nominati dall’Università di Harvard per valutarne l’autenticità.
In particolare a colpire è l’uso dell’inchiostro che – guardacaso – è più marcato nei pressi della parola “ta hime” (mia moglie). 
 
E poi c’è da dire che il papiro proviene da un anonimo collezionista che lo avrebbe acquistato nel 1997 da un altro collezionista che lo acquistò negli anni ’60 nella Germania dell’Est.
Ce n’è per un bel romanzo…

Ora, il centro del testo è appunto quell’espressione “mia moglie”, in copto saidico “ta hime”. “Shime” e “hime” sono usati in questo dialetto per tradurre sia donna che moglie (guné),
ma non è questo il punto. Anzitutto va precisato che questo testo rientra necessariamente nella serie infinita di testi gnostici redatti a cavallo fra il II e il IV secolo dopo Cristo.
Nella gnosi infatti il legame fra Gesù e Maria Maddalena giustifica l’unione divina fra il Cristo e la Sofia, emanazioni dirette della divinità che si oppone al Demiurgo,
 ossia al creatore del mondo come noi lo conosciamo. 
E visto che con tutta probabilità questo papiro proviene sempre dallo stesso contesto in cui furono redatti i codici di Nag Hammadi,
 è interessante notare come la parola “hime” diventi sinonimo della parola “hotre” o “koinonos” che sempre identificano il ruolo della Maddalena
quale “convivente” di Gesù nel cosiddetto Vangelo di Filippo.
Va però compreso perché – come nota il famoso ricercatore finlandese dei testi di Nag Hammadi, Antti Marjanen;
nello pseudo-Vangelo di Filippo la parola “hime” non ricorra mai per definire il rapporto fra Gesù e la Maddalena.
Dunque è il Vangelo di Filippo a sbagliarsi su questa relazione o è il papiro anonimo a tradurre malamente
(i testi in copto sono traduzioni dal greco) un termine proprio della “teologia” gnostica  (come ad esempio il greco syzygos)?
 

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Altri seri dubbi sul papiro della moglie di Gesù;
 
 
 
1)
Alin Suciun, papirologo dell’Università di Amburgo, ha detto ( Associated Press ), mentre prendeva parte al congresso di studi Copti a Roma ha detto:
” Lo scrittonon sembra autentico se comparato con gli altri scritti dei papiri copti datati al IV secolo.
 
 
2)
Stephen Emmel, professore di Coptologia all’Università di Monaco, il quale nel 2006 ha recensito laa scoperta del Vangelo di Giuda,
ha detto: ” C’è qualcosa su questo frammento  per quanto riguarda lo stile e la grammtica copta che mi colpicono  come qualcosa  che non mi convince completamente.
 
3)

Wolf-Peter Funk, un esperto il lingua Copta, co-direttore del progetto per l’edizione dei manoscritti  di Nag Hammadi alla Laval University del Quebec,

  pure dubita sull’autenticità, dichirando che la sua forma è “sospetta”:

“Egli ha detto  che non c’è modo di valutare il significato del frammento perché non ha contesto.

” Ci sono migliaia di brani di papiri dove si possono trovare cose folli, questo frammento può esere qualsiasi cosa.”

 
4)

Hany Sadak, director general of the Coptic Museum in Cairo, said Egypt’s antiquities authorities had no idea of the existence of the fragment until it hit news reports this week.

“I personally think, as a researcher, that the paper is not authentic because it was, if it had been in Egypt before, we would have known of it and we would have heard of it before it left Egypt,” he told AP.

 
Hany Sadak, direttore generale del museo Copto del Cairo, ha detto che leautorità competenti sui manoscritti antichi non avevano idea sull’esistenza di questo frammento  fino alla notizia di questa settimana.
Sadak ha detto: ” Personalmente penso, come ricercatore, che il papiro non è autentico perché se era autentico, noi lo avremmo saputo e lo avremmo udito prima nel pasato dell’Egitto.”
 

 

Estratto da:

IL PAPIRO DELLA “MOGLIE DI GESU’

IL PAPIRO DELLA “MOGLIE DI GESU’
 
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mercoledì 19 settembre 2012

LA NUOVA PUNTATA DEL DANBROWNISMO ACCADEMICO: IL PAPIRO DELLA “MOGLIE DI GESU'”!

 
 
 
 
 
 
 
 
Karen L. King – Hollis Professor of Divinity – Harvard University
 
di Francesco Colafemmina

Karen L. King, affermata docente ad Harvard, ha svelato appena ieri a Roma l’esito delle sue ricerche su un anonimo papiro che – udite udite – parlerebbe di un Gesù ammogliato. La King è una grande esperta di gnosticismo, ha in passato commentato il vangelo-bufala gnostico di Giuda. Oggi si cimenta in un’impresa fenomenale: ribaltare la visione comune della figura di Gesù, applicando le sue personali  convinzioni all’ermeneutica di un brandello di papiro di provenienza sconosciuta. 

 
Ed è da queste convinzioni della King, già autrice di opere discutibili e danbrowniane come “Il Vangelo di Maria Maddalena: Gesù e la prima donna apostolo“, che bisogna partire. Vediamo infatti cosa dice la professoressa King in qualche modo off-the-records, nel reportage esclusivo scritto da Ariel Sabar per lo Smithsonian Magazine:
Come mai solo la letteratura che afferma che [Gesù] era celibe è sopravvissuta? E tutti i testi che mostrano che aveva una relazione intima con la Maddalena o che era sposato non sono sopravvissuti? E’ una casualità? O è per via del fatto che il celibato è divenuto un ideale per la Cristianità? […] Il papiro mette in grande questione l’assunzione secondo cui Gesù non era sposato, che egualmente non ha alcuna evidenza.”
E aggiunge:

Mette in dubbio l’intera affermazione cattolica che il celibato sacerdotale sia basato sul celibato di Gesù. Loro dicono sempre ‘questa è la tradizione, questa è la tradizione’. Ora vediamo che questa tradizione alternativa è stata messa sotto silenzio. Ciò che mostra [questo testo] è che ci sono stati dei primi cristiani per i quali le cose non stavano così, che potevano comprendere invero che l’unione sessuale nel matrimonio poteva essere una imitazione della creatività e della generatività di Dio e poteva essere spiritualmente giusta e appropriata“.

Ecco chiarito il senso della scoperta. Ecco chiarita l’ideologia che muove certo mondo accademico. La King nel suo studio sul papiro si mostra cauta e nega che la sua volontà sia quella di attestare l’esistenza di un legame maritale fra Gesù e la Maddalena, mentre nel reportage organizzato con lo Smithsonian Magazine (perché organizzare un reportage se ci si predica schivi e riservati?) manifesta i suoi veri obiettivi. Ma veniamo al dunque. Il papiro è scritto in dialetto copto-saidico e risale, secondo la datazione della King, al IV secolo d.C. Di che parla? Impossibile chiarirlo, dato il testo mutilo, ma ecco la traduzione datane dalla King, riga per riga (con tanto di congetture):

1. “no [a] me. Mia madre mi ha dato la vi[ta…” 
2 ] I discepoli dissero a Gesù, “.[ 
3 ] negare.  Maria è degna di
4 ]……” Gesù disse loro, “mia moglie . .[  
5 ]… sarà capace di essere mia discepola . . [ 
6 ] Che i malvagi si corrompano … [ 
7] Per me, io abito con lei per… [ 
8] una immagine [
 
Va precisato che allo stato attuale il testo è considerato spurio o falso da almeno uno dei tre reviewers nominati dall’Università di Harvard per valutarne l’autenticità. In particolare a colpire è l’uso dell’inchiostro che – guardacaso – è più marcato nei pressi della parola “ta hime” (mia moglie). 

E poi c’è da dire che il papiro proviene da un anonimo collezionista che lo avrebbe acquistato nel 1997 da un altro collezionista che lo acquistò negli anni ’60 nella Germania dell’Est. Ce n’è per un bel romanzo…

Ora, il centro del testo è appunto quell’espressione “mia moglie”, in copto saidico “ta hime”. “Shime” e “hime” sono usati in questo dialetto per tradurre sia donna che moglie (guné), ma non è questo il punto. Anzitutto va precisato che questo testo rientra necessariamente nella serie infinita di testi gnostici redatti a cavallo fra il II e il IV secolo dopo Cristo. Nella gnosi infatti il legame fra Gesù e Maria Maddalena giustifica l’unione divina fra il Cristo e la Sofia, emanazioni dirette della divinità che si oppone al Demiurgo, ossia al creatore del mondo come noi lo conosciamo. 
E visto che con tutta probabilità questo papiro proviene sempre dallo stesso contesto in cui furono redatti i codici di Nag Hammadi, è interessante notare come la parola “hime” diventi sinonimo della parola “hotre” o “koinonos” che sempre identificano il ruolo della Maddalena quale “convivente” di Gesù nel cosiddetto Vangelo di Filippo. Va però compreso perché – come nota il famoso ricercatore finlandese dei testi di Nag Hammadi, Antti Marjanen – nello pseudo-Vangelo di Filippo la parola “hime” non ricorra mai per definire il rapporto fra Gesù e la Maddalena. Dunque è il Vangelo di Filippo a sbagliarsi su questa relazione o è il papiro anonimo a tradurre malamente (i testi in copto sono traduzioni dal greco) un termine proprio della “teologia” gnostica  (come ad esempio il greco syzygos)?
 
In ogni caso siamo dinanzi ad una palese mistificazione della storia. Far passare il messaggio che la Chiesa Cattolica – a questa restringe il suo campo di accuse la King – avrebbe manipolato la storia della tradizione dei testi evangelici al fine di imprimere la propria ideologia sessista fondata sul maschilismo e il celibato sacerdotale è oltre che antistorico, palesemente infondato. Perché chi si intenda minimamente di storia della tradizione saprà che nell’antichità era l’autorevolezza delle fonti e la loro antichità a decretare l’accoglimento o meno di un testo. Insomma, non c’era internet dove chiunque può pubblicare una propria versione fantasiosa di un fatto storico e raggiungere potenzialmente lo stesso pubblico di una fonte autentica.
 
Sappiamo d’altra parte che la gnosi non deriva dal Cristianesimo, ma si è appropriata di alcuni aspetti del Cristianesimo e li ha rielaborati a suo uso e consumo. Purtroppo però questa visione “settaria” della Gnosi non è condivisa dalla professoressa King, che nel suo volume What is Gnosticism? (del cui acquisto mi pentii quattro anni fa solo dopo aver letto le prime pagine), invece di indagare la storia e la dottrina gnostica, si profonde in dotte elucubrazioni metodologiche che lasciano passare questa idea di fondo: la Gnosi in quanto dottrina separata dal Cristianesimo e dall’identità propria non esiste. E’ stato piuttosto il Cristianesimo del II e III secolo a mettere ciò che non gli andava a genio nel bidone dei rifiuti chiamato poi Gnosi. 
 
Questo spiega il clamore che la “scoperta” sta suscitando ovunque nel mondo. Decontestualizzando un pezzo di papiro venuto fuori dalla spazzatura dell’antichità si finisce per operare non certo a favore della ricerca e del progresso degli studi storici, ma si dà solo sfogo alle proprie ideologie anticattoliche, a quell’ansia incontenibile di intaccare attraverso un lacerto di storia la solidità di secoli di tradizione, nella convinzione che la Chiesa Cattolica continui ad essere una sorta di onnipotente e malvagia setta intenta a coprire la verità del Gesù storico. E così anche un eminente accademico scade al livello meschino di un Dan Brown.